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Dice il primo gradino: “Dai, fai un balzo qui sopra! E’ facile, vedi come sono basso, così vicino a te? E’ proprio per facilitarti l’avvio. E poi guarda come sono bello ampio. Ti ci puoi appoggiare con facilità”.


Dice il secondo gradino: “No, non stare a sentirlo, quel piccolo presuntuoso di bassotto. Io sono assai più elegante, slanciato, luminoso. E poi ho il bordo tutto stondato…”.


Lo interrompe il terzo gradino: “Ma tacete tutti e due, poveri zoccoletti. Dai, allunga appena la gamba, salta la seccatura di questi due piccoli, insignificanti tappetti del primo e del secondo gradino…”.


Lo interrompe il quarto: “Ma sentilo lui, presuntuoso. Io ti darò la sensazione di essere in alto” …


“Ma – prosegue il quinto gradino – solo da me la sensazione diventa realtà. Qui, da me, sei già quasi sul pianerottolo…”.



“Appunto – fa il sesto- dici bene: quasi sul pianerottolo. Ma quando arrivi da me ci sarai davvero sul pianerottolo e da qui, con me, potrai dominare tutta la discesa!”.


“Bravi loro! – fa il settimo gradino – la discesa dominerai da lì. Ma è l’ascesa che conta!”.


Interviene l’ottavo gradino: “Questi miei piccoli colleghi non hanno senso della misura. Quando arrivi da me, solo allora potrai dirti in alto… veramente in alto!”.


Dice allora il nono gradino: “In alto lo sarai da me, non da chi, per l’appunto, viene prima di me…”.


“Già – fa il decimo – ed io allora che vi domino tutti, che su tutti incombo, che dovrei dirti?”.



“Nulla – dice sconsolato l’anziano e malandato proprietario di casa – non dirmi più nulla. Tu maledetto decimo gradino, resti per me inaccessibile, lontano e cattivo. Ma non meno crudele è il nono gradino che ti precede, e tu, orrendo ottavo che mi spezzi la speranza…E anche tu, schifoso settimo gradino, sei sempre stato per me minaccioso e ghignante. Anche tu crudele non meno però del quinto, del quarto, del terzo gradino…tutti così ingannevolmente vicini… Tu poi, bruttissimo secondo gradino, non ti voglio vedere. Ti detesto. Sembri a un passo e sei distante una vita. Ma sei tu, maledetto primo gradino, che odio con tutto me stesso. Non meriteresti nemmeno un briciolo della mia attenzione, traditore! Tu sei un’insidia continua e costante. Tu mi costringi ai tuoi piedi. m’inchino, mio malgrado, alla tua arroganza, alla tua crudeltà. Ma sappi che non m’arrendo, no! Non sono disposto a perdere la libertà per la tua stupida presunzione d’essere insormontabile. Io ti supererò. Con il cuore l’ho già fatto”.


Gianfranco Parenti