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Chissà se gli adolescenti di oggi ci si riconosceranno almeno un pochino: in fondo, i protagonisti di “Se i sarà fiori i fiorirà”, il documentario di Nicoletta Vicentini prodotto grazie a un progetto del Centro inter-generazionale Casetta Maritati di Verona, parla dei primi palpiti d’amore di ex ragazzi degli anni Quaranta-Cinquanta-Sessanta. Possibile che siano così diversi da loro? Certo, ai tempi non era facile incontrarsi, come raccontano soprattutto le signore intervistate, ma i turbamenti non dovevano essere poi così dissimili. Sì, sarebbe stato interessante essere alla “Casetta” di cui abbiamo parlato recentemente la sera in cui è stato proiettato il film, alla presenza dei nonni e dei nipoti che frequentano il centro veronese. Di certo sono mutati i mezzi con cui ci si scambiano messaggi di reciproco gradimento: una signora racconta del bigliettino che voleva consegnare al ragazzino che le piaceva, sottrattole dal prete prima che potesse riuscirci. La vergogna provata per il pubblico additamento se la ricorda ancora oggi anche se (giustamente) ci ride su. Molto divertita è anche un’altra signora, che scriveva lettere a un amore immaginario nel suo diario durante gli anni passati in un collegio di monache. Un giorno ci fu un controllo giusto alle agende che secondo il regolamento dovevano contenere solo le indicazioni sui compiti. La nostra malcapitata aveva incollato le pagine pericolose ma niente da fare, la suora le aprì una per una… anche ai maschi non andava sempre bene, benché, tutto sommato, qualcuno di loro qualche bacio furtivo riusciva a darlo (e del resto si potrebbe dire lo stesso per le femmine che lo ricevevano o di quelle che, sembrerebbe non di rado, lo cercavano!). Molto romantico è il ricordo di un signore tenuto in ballo dalla sua amata per due anni prima che le dicesse sì, naturalmente solo dopo la richiesta ufficiale della mano ai suoi genitori. Maschi e femmine si soffermano anche sul matrimonio e sull’importanza della dote, ma man mano che si va verso l’avvento definitivo del colore nelle fotografie, si diffonde anche la voglia di rompere con le tradizioni, come testimonia l’abito blu e il grande cappello scelti da una sposa degli anni Settanta. Forse i nati dopo la caduta del Muro di Berlino (giusto in questi giorni si sono festeggiati i 20 anni dalla riunificazione della Germania) troveranno lontanissimi anche questi tentativi di modernizzazione, ma non dovrebbe essere così per molti quarantenni, figli, non nipoti, degli intervistati dalla Vicentini. Il passato, insomma, non è poi così lontano, anche se oggi ci si affida a Facebook o a Twitter per agganciare la tipa o il tipo… che poi, a pensarci bene, non sono mica poi così pochi gli anziani, magari single di ritorno, che usano i Social network per gli stessi motivi! Voi che cosa ne dite? Vi sembra che gli aneddoti tratti dal bel documentario siano preistoria oppure vi ci riconoscete? Diteci la vostra e, se volete, raccontacene qualcun altro!