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Provate a chiedere al vostro medico di famiglia che cosa pensa dell’omeopatia e delle altre medicine “alternative”. Qualunque sia l’opinione personale, vi informerà, quasi certamente, del recente appello lanciato dall’Istituto superiore di sanità agli italiani che già vi ricorrono: fatelo pure, ha detto l’ente, però rivolgetevi a personale veramente qualificato e non nascondetelo al vostro dottore di base. Si tratta di un cambiamento di rotta importante: metaforicamente, l’Istituto superiore di sanità ha smesso di fare come gli struzzi: continuare a nascondere la testa sotto la sabbia di certo non avrebbe causato la decrescita dell’interesse verso le medicine alternative. Per aiutarli, allora, l’ente ha adottato un’altra strategia, organizzando una campagna informativa sulle “altre” medicine con tanto di distribuzione di un decalogo su che cosa sono, come funzionano e quali rischi nascondono.
Perché, qualcuno potrebbe dire, le medicine alternative nascondono insidie?
Per rispondere alla domanda, bisogna capire di quali strategie di cura si sta parlando. La più popolare, ossia l’omeopatia, si basa sul principio opposto a quella occidentale, “allopatica“: in quest’ultimo caso si procede con la stimolazione di un dolore “differente” (allos, altro, dal greco) per scacciare quello più grosso, mentre nel primo caso si provoca l’insorgenza della stessa patologia (sempre dal greco omoios, uguale) da cui si è stati colpiti ma in maniera blanda, per sconfiggerla del tutto. L’omeopatia è piuttosto popolare in tutta Europa, specialmente per le terapie in età pediatrica, ed è questa una delle ragioni che ha spinto i medici tradizionali ad adottare un diverso atteggiamento, nell’ottica, in alcuni casi, dell’affermazione di terapie “integrate”.
Per esempio, nel caso di disturbi lievi del sonno, è probabile che un medico di famiglia dotato di buonsenso vi dica di farvi una camomilla o una tisana alla melissa anziché assumere un ansiolitico. Lo stesso se avete un orzaiolo o un problema cutaneo: a volte un impacco caldo è meglio di una pomata al cortisolo.
Il problema sorge, però, quando si esce dall’omeopatia (e dai rimedi della nonna di tipo erboristico) per andare verso la cosiddetta “medicina naturale”: molti medici avvertono che i principi contenuti nei cosiddetti integratori a volte possono avere effetti collaterali o interagire con i farmaci tradizionali proprio perché contengono “principi attivi”, cioè vivi. Per tale ragione, è essenziale avvisarli nel caso si sia verificato qualche imprevisto. Anche l’agopuntura, per alcuni studiosi ritenuta utilissima in alcune patologie (per esempio per alleviare i dolori mestruali) va praticata da personale specializzato, così come la chiropratica e l’osteopatia, ossia tutte tecniche di manipolazione corporea estremamente delicate.
Come mettersi al riparo da medici improvvisati, allora? Su Salute de “La Repubblica” del 23 febbraio scorso, Francesco Macrì, vicepresidente della Società italiana omeopatia e medicina integrata parla dell’esistenza di registri provinciali con i medici dotati dei requisiti di legge per praticare le terapie “complementari, dette “Cam”, sigla di Complementary alternative medicine. Lo stesso medico avverte però che solo adesso cominciano a farsi i primi passi per la creazione di master ad hoc nel settore. Ed è per questo che occorre davvero massima cautela. Se è infatti sbagliato abusare dei farmaci allopatici anche quando se ne potrebbe fare a meno, non bisogna mitizzare i rimedi naturali.
Da una prospettiva ancora diversa parte un articolo de “La Stampa” del gennaio scorso: secondo l’autore, l’omeopatia permetterebbe di invecchiare bene, ossia in buona salute. Gli effetti benefici si avrebbero su tutti i disturbi che possono affliggere una persona anziana, da quelli artritici e cardiologici alla depressione grave. L’efficacia della principale delle medicine non convenzionali sarebbe ancora maggiore nella società di oggi, in cui il corpo – osserva l’autore – “si arrugginisce piuttosto che logorarsi”. Di sicuro i medici “convenzionali” non saranno d’accordo: in ogni caso, approfondire conviene; ne va, letteralmente, della nostra pelle.