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Non c’è solitudine maggiore di quella che si prova stando in mezzo a una folla. Dell’alienazione metropolitana hanno parlato spesso poeti e scrittori: la loro salvezza, in molti casi, è stata proprio l’arte, mentre i comuni mortali sono spesso costretti a ricorrere ad altri surrogati oppure diventano preda di fobie e nevrosi. Per fortuna, esistono efficaci contromisure: a Milano, per esempio, si sta sperimentando lo psicologo di quartiere, come racconta Luciana Quaia nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Psicologia.
Si tratta di una figura professionale a disposizione di tutti quei cittadini che vogliono affrontare in maniera diversa il proprio disagio esistenziale. La nostra esperta ne spiega anche le origini storiche e sociali e chiude il suo articolo con la speranza che esperienze del genere vadano ben oltre l’aiuto al singolo. Ci sarebbe bisogno, considera infatti la psicologa, di un rinnovato senso di comunità, oltre le barriere del privato. Voi che cosa ne pensate? Riuscite a fare amicizia nel vostro quartiere? Raccontatecelo: sarà stimolante leggervi.

Leggi l’articolo di Luciana Quaia