05-07-2010 -
Sindrome metabolica, sì alla vitamina D per gli over 65.
Assumere quantità di vitamina D inferiori al fabbisogno dell'organismo potrebbe essere uno dei fattori co-responsabili dell'insorgenza della sindrome metabolica nelle persone anziane. È quanto sostiene uno studio presentato dai ricercatori della VU University Medical Center di Amsterdam (Paesi BAssi) coordinati da Marelise Eekhoff durante il 92° meeting annuale della Endocrine Society in corso a San Diego (Usa).
I ricercatori hanno analizzato i livelli di vitamina D in 1.300 uomini e donne bianchi dai 65 anni in su - il 37% dei quali, al momento dello studio, aveva già diversi disturbi di salute legati a sindrome metabolica, ipertensione, obesità addominale, colesterolo e iperglicemia - rilevando una carenza della vitamina D nel 48% dei casi.
Nei soggetti con livelli ematici di vitamina D inferiore a 50 nanomoli per litro - quantità considerata "insufficiente" - è stata riscontrata un'alta frequenza di insorgenza di sindrome metabolica rispetto alle persone il cui livello della vitamina nel sangue superava i 50 nanomoli per litro: nessuna differenza, spiegano i ricercatori, è stata rilevata tra uomini e donne. Il rischio aumentava ulteriormente in presenza di due fattori di rischio - già noti - per la sindrome metabolica: bassi livelli di HDL, (il cosiddetto "colesterolo buono") e presenza di obesità addominale.
"Poiché la sindrome metabolica aumenta il rischio di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari - spiega Eekhoff - l'assunzione di un adeguato livello di vitamina D potrebbe essere un importante fattore preventivo nei confronti di queste patologie".