18-05-2010 -
Asca
Dolore cronico e terapie, il progetto FADOI.
La legge sul dolore approvata il 9 marzo scorso prevede che nella cartella clinica venga introdotto un parametro che "misura" l'intensità del dolore: il medico dovrà chiedere al paziente se ha dolore e di quale intensità per agire con l'impiego della terapia analgesica - compresa quella con oppioidi - più adatta a lenire quello specifico dolore (di qualunque natura esso sia, post operatorio, collegato ad accertamenti diagnostici invasivi, fino a quello legato alle patologie croniche). È per questo che Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti) ha realizzato un progetto - presentato nel corso del XV Congresso Nazionale in corso a Bologna - orientato alla gestione del dolore in medicina interna che prevede un corso di formazione e un progetto di studio osservazionale nelle varie Unità Operative di Medicina Interna Fadoi. Il corso fornirà ai medici internisti le conoscenze e gli strumenti per prescrivere al paziente le più efficaci e le più sicure opzioni terapeutiche. In questo ambito, la sessione congiunta di Animo (l'Associazione degli Infermieri Internisti Ospedalieri) con Fadoi, affronterà poi una questione di grande complessità: gestione del dolore e accanimento terapeutico nel paziente anziano.
“Il dolore cronico e il dolore oncologico rappresentano un problema di salute pubblica a livello mondiale sia per l'invecchiamento della popolazione sia per l'aumento della patologia oncologica. Per questo il controllo del dolore deve necessariamente entrare nel bagaglio culturale e professionale del personale medico e infermieristico in tutti i reparti ospedalieri - spiega il presidente nazionale Fadoi Antonino Mazzone a proposito dell'entrata in vigore della legge -. Sappiamo infatti che il controllo del dolore consente di ottenere una ricaduta positiva sull'evoluzione complessiva del paziente e un migliore risultato anche nella cura della patologia di base". Tra i principali obiettivi della legge sulle terapie del dolore c'è di garantire a tutti i pazienti la rilevazione dell'intensità soggettiva del dolore, al pari degli altri parametri vitali, attraverso l'utilizzo di una scala numerica - da 0 a 10 - e di garantire il sollievo dal dolore attraverso l'adozione di protocolli terapeutici basati sull'evidenza scientifica. La legge prevede inoltre l'utilizzo di interventi non-farmacologici per il dolore persistente, applicabili da soli o in combinazione con appropriate strategie farmacologiche. Gli interventi non-farmacologici includono diverse modalità di trattamento fisico e psicologico, che spesso richiedono la partecipazione attiva del paziente. “Il coinvolgimento attivo del paziente - commenta Roberto Nardi di Fadoi Emilia Romagna - aiuta a rafforzare l'autostima, il senso di fiducia nei trattamenti e il controllo sul dolore. Interventi come l'educazione del paziente, i programmi per il mantenimento di attività fisica, il supporto psicologico, l'uso di specifiche tecniche psicologico-cliniche, la consulenza psicologica ai familiari e l'uso appropriato di tecniche di auto aiuto devono diventare parte integrante dell'approccio alla gestione di qualsiasi problema di dolore persistente". C'è poi il dolore cronico delle malattie degenerative, neurologiche e oncologiche. “L'approccio empatico dell'operatore - conclude Mazzone - associato a una buona competenza sulla diagnosi e sul trattamento del dolore permette il passaggio dalla 'cura' della malattia alla 'presa in carico' del malato e della sua famiglia".
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