17-05-2010 -
Asca
.Ictus, con terapie riabilitative miglioramenti anche dopo anni.
Anche ad anni di distanza dall'ictus cerebrale è possibile ottenere miglioramenti motori significativi con un trattamento riabilitativo breve, ma intenso. E' questo in sintesi il contributo più innovativo di un recente studio nato da una collaborazione tra una equipe di neurologi dell'Università Cattolica di Roma guidati dal professor Vincenzo Di Lazzaro e colleghi del National Hospital of Neurology di Londra, pubblicati sulla rivista internazionale Clinical Rehabilitation.
L'ictus cerebrale è la principale causa di invalidità in età adulta, in quanto spesso determina difficoltà motorie e cognitive. Nei 6-12 mesi successivi a un ictus, si osserva generalmente un progressivo miglioramento della disabilità che può essere potenziato dalla riabilitazione. Si ritiene comunemente che a oltre un anno di distanza dall'ictus non si possa migliorare ulteriormente e la disabilità residua viene considerata cronica.
Lo studio diretto Di Lazzaro ha rilevato invece che un breve periodo intensivo di riabilitazione, mirato a migliorare la funzionalità del braccio e della mano, risulta efficace anche in persone colpite da ictus diversi anni prima e i miglioramenti raggiunti permangono per mesi dopo l'interruzione della riabilitazione.
L'obiettivo dei ricercatori era quello di mettere a punto un tipo di trattamento che potesse essere standardizzato, cioè in grado di assicurare una certa omogeneità negli esercizi e nelle attività proposte pur essendo condotto da più terapisti, anche in centri diversi, e adattabile a persone con difficoltà motorie di diversa gravità.
Il trattamento è stato sperimentato in 11 persone colpite da ictus da oltre un anno (la distanza media dall'ictus era 3 anni). ''A fine trattamento - riferisce Di Lazzaro - in tutti i pazienti si è osservato un miglioramento della funzionalità dell'arto trattato e della sua forza, con evidenti vantaggi sulla vita quotidiana di queste persone, inoltre nelle valutazioni eseguite a tre mesi di distanza dalla fine della terapia tale miglioramento, stimabile nell'ordine del 25% circa, se misurato con la scala funzionale ARAT, era ancora evidente''.
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