16-03-2010 -
Agi
Pisa, futuro robotica con 'mani' meccaniche.
I robot del futuro saranno più evoluti grazie alle loro mani. Così come l'evoluzione dell'intelligenza umana ha avuto come sua condizione lo sviluppo della mano come organo di manipolazione e conoscenza del mondo, allo stesso modo lo sviluppo di mani meccaniche simili, nella struttura e nelle funzioni, alle mani umane potrebbe costituire un passo avanti decisivo nell'evoluzione di una "intelligenza artificiale". Venerdì 19 e sabato 20 marzo 2010, alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Pisa, un convegno internazionale lancerà il progetto "The Hand Embodied" - "Il corpo della mano" - che esplorerà il nesso inscindibile tra la struttura fisica e morfologica della mano umana e le caratteristiche cognitive superiori che l'avere proprio questa mano ha forgiato nella nostra mente.
Coordinatore del progetto e organizzatore del convegno è il Centro di Ricerca "Enrico Piaggio" dell'Ateneo pisano. "Quando immaginiamo il robot del futuro - commenta Antonio Bicchi, direttore del Centro 'Piaggio' - non dobbiamo limitarci a pensarlo come una copia dell'uomo. Se vogliamo capire come un robot potrà un giorno diventare intelligente e abile, dobbiamo prima capire come la nostra stessa intelligenza è legata alle abilità della nostra mano. Un legame che ha determinato il nostro modo di conoscere il mondo, organizzandone la complessità attraverso la struttura e le stesse limitazioni che 'il corpo' della mano incarna e ci impone. I filosofi d'altronde lo hanno pensato sin dall'inizio, con Anassagora che sosteneva che l'uomo era il più intelligente degli animali perché ha le mani, fino a Bergson che antepone l'homo faber al sapiens. La mano umana è molto ricca e complessa nella sua meccanica e nella sua dotazione di sensori. Il nostro cervello può usarla come organo di senso e controllarla solo grazie a delle strutture che limitano e organizzano questa complessità: le sinergie. Come i bambini, che imparano a usare le sinergie elementari della mano per le prime prese e poi gradualmente le arricchiscono fino alle manipolazioni più destre, così le mani dei robot del futuro diventeranno gradualmente più abili incorporando sinergie sensomotorie via via più sofisticate".
La principale innovazione del progetto consiste nel lavoro interdisciplinare tra neuroscienziati e ingegneri per lo sviluppo di concetti e tecnologia per la prossima generazione di mani artificiali, con architetture più semplici e adattabili, in grado di muoversi e interagire con l'uomo in modo naturale e adattando di continuo e velocemente il loro comportamento a seconda dell'ambiente. "L'adattabilità è una caratteristica molto importante nell'uso di mani artificiali nel campo della robotica, che potrà avere applicazioni importanti anche nella riabilitazione - conclude Bicchi - fino alla creazione di protesi avanzate, in grado di interfacciarsi in modo finalmente efficace con il sistema nervoso centrale".