05-03-2010 -
Terra
L'italia dimentica gli anziani: il rapporto Auser.
Le condizioni di vita stanno inesorabilmente peggiorando. Ieri l’Auser ha presentato a Roma la prima indagine nazionale. Le storie e i dati.
Dentro il pensile della cucina ci sono un paio di barattoli di pelati, qualche pacco di pasta, due confezione di legumi secchi e tre scatolette di tonno all’olio di semi di girasole. Elide, 82 anni e un gatto, avrebbe preferito comprare quello all’olio di oliva, ma con la pensione che si ritrova, non può certo permettersi questi vizi. Ogni mese riscuote 560 euro di pensione, ma le tra bollette, il riscaldamento, la rata del condominio e il canone d’affitto, in mano le rimane ben poco.
Elide ha alle spalle una storia che vale la pena di essere raccontata: a quindici anni ha vissuto l’occupazione nazifascista. Ha lavorato come cuoca, come bracciante nell’agricoltura e poi nei servizi sociali. È dal suo passato che trae la forza per continuare a sorridere alla vita. «Io il pane non lo butto mai - puntualizza -. Lo conservo e lo mangio anche alcuni giorni dopo». Elide si arrangia, ma anche Maria e Tilde vivono la stessa situazione. Le condizioni di vita degli anziani soli ultrasessantacinquenni in Italia stanno gradualmente e inesorabilmente peggiorando.
Lo dice la prima indagine nazionale su “La condizione di vita degli anziani” elaborata dall’Auser. I dati sui consumi mensili mostrano che la povertà per questa fascia della popolazione è in aumento. A conferma di ciò, le statistiche Istat rivelano che negli ultimi sei anni la spesa media mensile di un anziano è cresciuta esclusivamente nelle componenti dei costi per l’abitazione, l’energia e i trasporti. «In particolare - riferiscono dall’Auser - le famiglie anziane risultano quelle con il debito per beni di consumo più elevato, rispettivamente dell’11,9% e del 13,8%.
In assoluto i nuclei con capofamiglia ultra 64enne sono anche quelli più indebitati con amici e parenti». Maria, 77 anni, occhi azzurri e capelli bianchi sta «attenta ad accendere i termosifoni». Nelle giornate più fredde indossa una maglia pesante e riempie la borsa dell’acqua calda. Ha due figli, il maggiore è partito tanti anni fa per il Brasile e torna solo a Natale, quello più piccolo invece vive a pochi chilometri da casa sua. «Meno male che c’è lui», esclama. Una vita in fabbrica e le mani ormai irrigidite dall’artrite. Intanto, la domanda sociale di una popolazione che invecchia cresce, ma i Comuni, stretti nella morsa dei tagli alla spesa e degli organici, fanno fatica a rispondere, e la gestione dei servizi sociali ricade, in misura sempre maggiore, sul terzo settore.
Disparità e disuguaglianza sono, peraltro, anche favorite dal sistema pensionistico nazionale. L’importo medio mensile percepito dagli anziani che risiedono in Italia sfiora i 780 euro, ma se il pensionato, con più di 65 anni, vive al Sud, la quota di cui può disporre diminuisce di quasi 160 euro; se invece appartiene alle regioni del Nordovest aumenta fino a 910 euro. Se poi l’anziano del Sud è un uomo, allora l’assegno pensionistico sale fino a 792 euro e scende addirittura fino a 490 euro per le donne. È così che il divario territoriale, le differenze tra uomo e donna e per fasce d’età esistenti si riflettono anche nel sistema pensionistico facendo dell’Italia un Paese ad alta povertà. E, soprattutto, ad alta disuguaglianza.