13-11-2009 -
Italian Network
Nel 2050 italiani over 65 il 34,6% della popolazione.
“Il 34,6% della popolazione italiana nel 2050 avrà oltre 65 anni. Secondo le stime, inoltre, gli over 60 nel mondo passeranno dai circa 756,45 milioni attuali a oltre un miliardo e 400 milioni nel 2030, più che raddoppiando in meno di un quarto di secolo”: sono i dati che emergono dal Rapporto Nazionale 2009 sulle “Condizioni ed il Pensiero degli Anziani: una società diversa”, frutto di una collaborazione tra Ageing Society Osservatorio Terza Età, INRCA e Federsanità Anci.
Il Rapporto, presentato mercoledì a Roma presso la Sala Conferenze della Camera dei Deputati, traccia una fotografia dettagliata degli aspetti demografici del fenomeno invecchiamento in Italia e nel mondo, ma soprattutto analizza gli aspetti legati al rapporto tra anziani e condizioni di salute, assistenza dentro e fuori la famiglia, invecchiamento e attività lavorativa.
“Negli ultimi decenni si è allungata straordinariamente la durata media della vita della popolazione: in Italia – ha affermato Antonio Aprile, Direttore Generale INRCA - in sole tre o quattro generazioni abbiamo assistito ad una trasformazione demografica e strutturale della popolazione, che impone un cambio di paradigma, con scelte politiche di fondo, capaci di dare risposte concrete alle sfide che tale evento epocale ci propone. “Tali mutamenti di tipo demografico– ha proseguito Antonio Aprile - coincidono con una fase di crescente sofferenza del sistema di welfare italiano investito, alla pari degli altri sistemi europei, dalla necessità di ampi processi di revisione sia sul piano culturale che sul piano economico- finanziario. Il modello italiano di welfare, inoltre, mantiene sulle famiglie un ruolo particolarmente pesante nella cura e nelle tutele di tipo sociale, quasi a rendere l’intervento pubblico “marginale” o “sussidiario” rispetto a quello domestico. Occorre un approccio gerontologico nuovo, capace di trasformare le consuete strategie organizzative e i modelli di assistenza rivolti agli anziani”.
C’è poi il dato relativo alla spesa pensioni/previdenza/assistenza che rappresenta il 15,8% del PIL (233 mld) quando la media Ocse è del 7%. Una cifra notevole se si considera che a 65 anni il 57% circa della popolazione è ancora in buono stato di salute. “A livello locale – ha spiegato Angelo Lino Del Favero, Presidente di Federsanità Anci - le amministrazioni garantiscono agli anziani non autosufficienti, cui la pensione molto spesso non è sufficiente, voucher-buoni di servizio o assegni di cura, i primi utilizzabili solo per l’acquisto di determinati servizi, i secondi invece quali contributi economici forniti agli anziani per finanziarne l’assistenza”.“Quando si assiste un anziano – ha proseguito il Presidente di Federsanità Anci - ogni membro della famiglia condivide un’esperienza nuova e con ripercussioni importanti sia a livello organizzativo che emotivo. E’ noto che il carico assistenziale ricade maggiormente sulle donne in età compresa tra i 50 e 69 anni; ad esse mediamente spetta un carico di lavoro domestico di oltre 30 ore settimanali di assistenza, che tende a crescere con l’aggravarsi delle condizioni di non autosufficienza dell’anziano”.
Alle donne si aggiunge un numero crescente di personale straniero remunerato privatamente.
Dati recenti confermano che nel 2005, su un totale di 730.000 assistenti domiciliari presenti in Italia, l’82% è di nazionalità straniera (soprattutto Est Europa, ma anche Ecuador, Perù e Filippine). Le “badanti” straniere sono una presenza quasi invisibile in innumerevoli famiglie, contribuendo ad incrementare quel “welfare nascosto” caratterizzato dall’assenza di regole e dalla debolezza delle tutele sia dei prestatori d’opera che degli assistiti.
Oltre all'aumento del numero delle badanti, l’aumento dell’aspettativa di vita e la riduzione della mortalità stanno progressivamente rivoluzionando i legami sociali e familiari.
“Basti pensare – ha affermato Emilio Mortilla, Presidente dell'Ageing Society– all’allungamento della catena familiare verticale (genitori, nonni, bisnonni) che vede coinvolte spesso tre o più generazioni diverse all'interno di una stessa famiglia ed alla contemporanea diminuzione dei rapporti orizzontali (fratelli, cugini)”.
“A tal proposito, uno dei più importanti nodi da affrontare – ha proseguito Emilio Mortilla - riguarda le misure per la conciliazione tra responsabilità famigliari e professionali affinché chi lavora possa continuare ad assistere, se lo ritiene opportuno, i propri famigliari anziani. Non è solo il welfare italiano che necessita di urgenti interventi per adeguarsi ai bisogni di queste nuove generazioni di anziani ma è la società tutta che deve modificarsi, dandosi nuove regole ed istituti in grado di governare lo “tsunami” invecchiamento i cui effetti, potenzialmente destabilizzanti, saranno avvertiti soprattutto dalle prossime generazioni”.