26-10-2009 -
Ansa
Pet Therapy in acqua: sui bambini funziona.
Un bagno in piscina per avere un ambiente rilassante e un cane per essere stimolati: sono questi i due ingredienti di un nuovo concetto di pet therapy.
E pare che il connubio, sui bambini, funzioni. A parlarne è stato Gianluca Bertoja, medico veterinario del ministero della Salute, nell'ambito del congresso internazionale del benessere che si è svolto a Roma, presso il Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr) che si è appena concluso. L'uso di cani addestrati ed abituati alla presenza dell'acqua riuscirebbe a far socializzare bambini affetti da varie sindromi psico-somatiche. Il centro in cui si pratica questa particolare pet therapy si trova a Ponti sul Mincio, in provincia di Mantova, e i risultati raccolti finora su bambini autistici o dislessici sono positivi. ''L'acqua - ha spiegato all'Ansa Luigi Rimboldi, direttore del centro - favorisce una sensazione di benessere e piacevolezza che mette a suo agio il bambino che si trova nella condizione migliore per interagire con l'animale''. La piscina in cui si pratica questa particolare pet therapy e' stata costruita apposta e prevede una zona di acqua bassa, meno di dieci centimetri, e una parte, centrale, con l'acqua fino a 60 centimetri per permettere al bambino di stare in piedi. Seguito dai genitori, da un veterinario, da uno psicologo, da un pediatra e da un medico specialista, il bambino passa una intera giornata nel centro per sottoporsi alla pet therapy. ''Questo consente - ha spiegato Rimboldi - di evitare quella pressione che si ha nel caso di terapie che durano solo un'ora''. Prima di tutto, però, bisogna verificare che il bambino non abbia problemi ad entrare in acqua. A volte, infatti, per un trauma subito, il bambino non vuole immergersi in piscina oppure non è favorevole alla presenza del cane: in questo caso non si può andare avanti. ''Dopo il primo approccio - ha sottolineato il direttore del centro - si decide come proseguire. Ogni forma di disabilità fisica o cognitiva potrebbe trarre beneficio dalla 'pet therapy' ma bisogna decidere man mano come proseguire. In ogni caso - ha aggiunto - si tratta di una co-terapia consigliata dai sanitari''. Secondo Rimboldi, ''i migliori risultati si sono avuti con un bambino dislessico che non riusciva a pronunciare le parole intere. L'unico modo per fargli dire un certo vocabolo era quando questo veniva rivolto al cane durante il bagno. Il bambino - ha sottolineato - non ha cominciato a parlare in modo fluido, ma ci sono stati dei progressi nella pronuncia di parole intere che prima venivano dette a meta'''.