28-09-2009 -
Asca
Vendemmia sicura, merito di un gene.
Proteggere la vendemmia, proteggere il gusto: questione di Dna. Ricercatori dell'Università di Monaco (Germania) sono convinti che per accelerare la crescita di vite, senza attacchi di insetti e funghi, bisogna guardare dentro il chicco d'uva.
Una doppia mutazione del Dna. E' in un punto particolare del suo patrimonio genetico millenario che gli scienziati dell'Institute for Gravepine Breeding JKI, hanno osservato il fattore che rende vulnerabili tralci e acini. Sul Journal of Agricultural and Food Chemistry analizzano nel dettaglio il lavoro genetico che ha condotto a esaminare il cosiddetto "aroma di muffa" di alcune varietà del Nord-America, risultato di un lungo rimescolamento tra varietà diverse.
Cruciale, spiegano i ricercatori, per la lunga storia della coltivazione delle uve è stato l'arrivo nel 1800 di due parassiti dei vitigni, un afide e un fungo, provenienti dal Nuovo Mondo che distrussero gran parte della produzione, soprattutto francese. Le moderne tecniche genetiche hanno permesso di ricostruire quello che accadde. I risultati dello studio sono anche un passo avanti, contro il quale sono in molti a storcere il naso, per controllare in laboratorio la "forza genetica" delle piante. Una rivoluzione che coinvolge anche anche gusto e aroma nella bottiglia, ma, assicurano i genetisti, anche la salubrità del nettare che finisce nei nostri bicchieri.