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Le badanti “fanno rete”… sul Web

Il sogno più grande di Fatiha, giovane badante marocchina, è di tornare nel suo Paese. Lo scrive esplicitamente sotto la sua bella fotografia nel blog Paradise des Marocaine in cui lascia, ogni tanto, qualche traccia della propria vita in Italia. La blogger non parla non molto del suo lavoro quotidiano, ma piuttosto di sentimenti, di desiderio di amicizia, di differenze culturali e sociali tra la sua terra e quella in cui si è trovata a vivere. Non dev’essere facile, per Fatiha come per tutte le altre straniere venute nel nostro Paese con l’intenzione di mettere da parte del denaro da mandare a casa, dai figli, dai genitori anziani. Con il tempo, però, la loro casa sembra diventare ancora più lontana, perché tornare indietro non è così scontato. Lo testimonia per esempio Maria, una signora ucraina che l’estate scorsa ha mandato la sua storia a un blog del Quartiere Sanità, a Napoli, quello di Totò e dei molti diseredati accolti nel centro di accoglienza sostenuto anche da Padre Alex Zanotelli, che di baraccopoli s’intende non poco. Maria è arrivata in Italia sette anni fa e ha lavorato duramente passando da una famiglia all’altra ogni volta per circa 600 euro mensili, pochi per coronare il proprio progetto di sostenere per bene la figlia all’università e il figlio laureato in procinto di sposarsi, ma abbastanza per curarsi il giorno in cui, purtroppo, è stata colpita da un ictus. Oggi sta bene, per fortuna è stata soccorsa anche da amici italiani, ma non può ancora permettersi di “farsi servire” come vorrebbe per sé e come invece deve continuare a fare a beneficio degli anziani che assiste.
In un certo senso, per Fatiha e Maria e per le molte altre collaboratrici straniere è più facile raccontare di sé su internet piuttosto che crearsi una rete reale di legami con chi in Italia è nato. Ben strutturati sono infatti i siti Web che spiegano alle badanti come sottoscrivere il contratto di lavoro, come ottenere l’assistenza sanitaria e dove frequentare, eventualmente, corsi d’italiano.
Del resto, non è escluso che le ucraine che spesso si ritrovano nei parchi della città per chiacchierare con altre connazionali – come si legge sul blog Colf badanti da noi già citato in un precedente articolo – abbiano desiderio di risentire un po’ della loro lingua dopo giornate (e nottate) trascorse accanto ai nativi, non di rado in situazioni di sofferenza.
Dal modo fitto fitto in cui si parlano, si percepisce che cercano di “fare rete” almeno tra loro, scambiandosi probabilmente anche informazioni utili. Per esempio, è probabile che alcune di loro abbiano parlato della possibilità di regolarizzare entro un mese e mezzo la propria presenza in Italia, grazie alla sanatoria da poco approvata dal Governo. Per aiutarle, prossimamente anche Muoversi Insieme se ne occuperà, spiegando più nel dettaglio la procedura richiesta. Nell’attesa, permetteteci di farvi i nostri migliori auguri di un magnifico 2011: che possiate coronare tutti i vostri sogni, compreso quello di ritornare nella vostra terra.

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