Ho conosciuto la storia del piccolo principe molto tempo fa quando ero una ragazzina di dodici anni appena e non l’ho mai dimenticata, anzi l’ho riletta più volte in età diverse e momenti particolari della vita… E come me milioni di persone al mondo continuano a conoscere il fascino del piccolo principe!
Mi mancava tanto il piccolo principe e speravo tornasse a parlarmi in qualche altra storia... e così stato.
Qualche mese fa ho trovato per caso in libreria un libro intitolato “Il piccolo principe in noi. Un viaggio di ricerca con Saint-Exupery”, di Mathias Jung e Nicole Fabre: ho iniziato a sfogliarlo con grande curiosità, e l’idea di ritrovare la compagnia di quel dolce bambino così straordinariamente saggio mi ha riempito di trepidazione; l’ho acquistato subito.
Per fortuna
l’ho letto durante le vacanze estive, potendovi dedicare il tempo e la dedizione che il piccolo principe merita, e non perché si tratti di un volume corposo o ostico, anzi, è
qualcosa di tanto breve,
semplice e prezioso da volerlo meditare lentamente.
Non c’è scampo per me: letto, ascoltato, recitato a teatro, in versione musical,
l’incanto del piccolo principe non finisce mai! E’ uno di quei libri di cui
Francesco Petrarca diceva, nella lettera a
Giovanni Anchiseo: "
I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con
una sorta di famigliarità attiva e penetrante”.
Ma ricapitoliamo un attimo la storia, per chi non la conoscesse ancora.
“Il piccolo principe” di Antoine de Saint Exupéry è il racconto fantastico di
un pilota della seconda guerra mondiale che precipita nel deserto,
in Africa settentrionale e immagina di
incontrare un bambino che sta viaggiando
alla scoperta dei pianeti e arriva sulla terra. Il bambino racconterà le proprie scoperte e incontri e
interrogherà il pilota. Alla fine del viaggio
tornerà sul suo pianeta, dalla sua rosa e dai suoi vulcani,
deluso dagli adulti tranne uno, il pilota diventato suo amico e dopo aver compreso che
dove è il suo cuore, là è la sua casa.
Mathias Jung nei suoi testi
affronta spesso le problematiche della vita quotidiana, aiutando i lettori e gestirle, soprattutto quando sono
particolarmente critiche. Anche in questo libro fa lo stesso,
trasportando il viaggio del piccolo principe all'oggi: quali personaggi incontrerebbe?, si domanda l'autore.
Non il re, ma i politici; l’ubriacone? Meglio chiamarlo l’alcolista, l’uomo d’affari diventa invece il drogato del lavoro, il lampionaio il nevrotico folle, e
il vanitoso un perfetto narcisista…Il piccolo principe è una parabola sull’uomo che cerca se stesso, l’umanità in crisi, egocentrica, nevrotica, materialista, la morte;
ritrovare il piccolo principe che è in noi, dunque, vuol dire riportare nella nostra vita il cambiamento e la rinascita. Il libro dà senz’altro
un grande slancio spirituale.
La ragione particolare che oggi mi lega al piccolo principe credo stia nel mio
essere diventata da poco genitore. O
gni bambino è un piccolo principe nella vita di un genitore o nonno! Il piccolo principe ci insegna a
non opprimere i bambini (soprattutto il bambino che è in ciascuno di noi) con eccessiva razionalità ed educazione, ma a
lasciar correre l’energia, la curiosità e la spontanea saggezza e permettere loro di avere paura, se ne hanno!
“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta (…)”, diceva Saint Exupéry.I bambini vedono col cuore, perché
l’essenziale è invisibile agli occhi. Imparano tante cose ma le più importanti le conoscono già, anzi
ce le insegnano:
la spontaneità, la meraviglia, il gioco, l’amore per la vita,
la capacità di vivere il presente e di goderne totalmente!Che ne dite:
non sarebbe meraviglioso tornare un po' bambini?