Per molti, le vacanze estive sono già finite.
Si ricomincia così con la routine, spesso fatta di orari di lavoro prolungati, ritmi pressanti, uniti allo stress da traffico caotico soprattutto nelle grandi città (secondo Paul Borm, ricercatore dell’università olandese di Zuyd, sarebbe sufficiente l’esposizione per mezz’ora ai gas di scarico degli automezzi, soprattutto i diesel, per fare regredire le funzioni cerebrali. Il suo studio è stato pubblicato in un articolo sulla rivista Particle and Fibre Toxicology), dai numerosi impegni familiari, ai problemi economici, l’inflazione, l’inquinamento e quant’altro.
Una volta tornati a casa, insomma, succede che molti finiscano per cadere nella cosiddetta “sindrome da rientro”, una miscela davvero esplosiva per il mantenimento del nostro equilibrio psico-fisico.
Come capire se ne siamo stati colpiti?
Chi ne soffre, in genere, dopo le vacanze
si sente addosso un complesso di sintomi di natura ansioso-depressiva come per esempio:
stanchezza, astenia, sudorazione, irritabilità, paura di essere inadeguati ai compiti lavorativi più semplici,
disturbi del sonno, paura del futuro.
Per fortuna, la sindrome dura solitamente qualche giorno, anche se in qualche caso può superare il mese, a seconda della durata del periodo di vacanza.
Chi ne è affetto
arriva perciò in ufficio già stanco e con la prospettiva, spesso, di dover svolgere lavori poco gratificanti o non consoni alle proprie aspettative.
Nel lungo periodo,
questo tipo di disturbo può essere pericoloso, quindi è bene non sottovalutarlo, adottando
strategie efficaci per recuperare più velocemente il proprio umore consueto.
Per esempio, è
opportuno rientrare con qualche giorno di anticipo dalle ferie, in modo da evitare di affrontare subito impegni lavorativi gravosi. Meglio
concedersi ancora qualche giorno di “decompressione”, in modo da consentire a mente e corpo di riprendere gradualmente e
senza traumi i ritmi di sempre.
Un altro accorgimento è
non interrompere bruscamente l'attività fisica praticata durante le vacanze: è stato dimostrato che
le malattie e gli infortuni più frequenti, una volta ripresa l’attività lavorativa, riguardano soprattutto
l’apparato muscolo-scheletrico, spesso come conseguenza di un lento deterioramento di ossa e articolazioni a causa della mancanza di movimento adeguato in una realtà in cui
le uniche pause sono quelle per il caffè e la sigaretta.
Cosa fare quindi per non perdere la forma fisica e lo stato di benessere acquisiti durante le vacanze?
Poiché la produttività significa dinamismo,
incominciamo a trasformare ogni azione quotidiana in ginnastica attiva: fare
le scale a piedi,
alzarsi per rispondere al telefono e così via...
Il movimento aumenta il dispendio energetico,
rende più vitali; si lavora conseguentemente di più ed in meno tempo.
La possibilità di
lavorare in gruppo fa superare molti ostacoli operativi e toglie pesantezza alla giornata, favorendo la comunicazione e l’interazione tra le persone.
E’ importante
effettuare delle pause, variabili dai 5-10 minuti fino ad un massimo di 15, da effettuare durante le ore di permanenza in ufficio al fine di migliorare l’attività lavorativa.
Sarebbe
ottimale il supporto della musica, durante la pausa, per incentivare tutti coloro che lavorano ad effettuare
movimenti fluidi, dinamici e divertenti. può quindi parlare di “pausa/movimento dinamico”, da effettuare al
suono di una musica fortemente ritmica, meglio se ricca di percussioni.
Questo tipo di pausa, della durata di 5 minuti, è stata
sperimentata con grande successo durante corsi di formazione nelle pubbliche amministrazioni.
Segnali positivi giungono anche dalla
“pausa/massaggio in ufficio” da ricevere, seduti su uno sgabello, alla nuca e alla parte superiore delle spalle
nei periodi di superlavoro o per dolori causati da stress o eccessiva tensione.
Dopo solo 10 minuti di massaggio alla colonna vertebrale nel tratto cervicale e alle spalle, si è ottenuto un
immediato sollievo, con una conseguente ripresa delle attività interrotte e
senza ricorrere a farmaci analgesici o antinfiammatori.
Nella nostra realtà
il massaggio in ufficio sembra una cosa strana, ma
in Usa già da molti anni si sono resi conto della sua importanza e hanno introdotto la pausa massaggio in alternativa alla pausa caffè.
Di pari efficacia con il massaggio, come misure antifatica, sono il nuoto in piscina (25/30 minuti), corsa lenta e ginnastica di compenso in forma leggera, a cui si può ricorrere durante l’intervallo di metà giornata.
Anche
la sauna e l'idroterapia sono
buone abitudini, purché si rispettino regole precise. Infatti sono
ottimi mezzi per combattere la fatica e ristabilire la capacità lavorativa, ma affinché si evidenzino i loro effetti positivi, bisogna tenere conto delle
caratteristiche psico-fisiche del singolo lavoratore.
Per quanto riguarda
l’ambiente in cui i dipendenti lavorano e trascorrono circa un terzo della loro vita, occorrerebbe
predisporre un’atmosfera piacevole (anche avvalendosi di piante, colori, aromi o sottofondo musicale)
che stimoli il buonumore, il coinvolgimento, l’entusiasmo, la comunicazione attraverso
“percorsi ricreativi ed emozionali” capaci di togliere grigiore e pesantezza, di riaccendere una scintilla di entusiasmo nelle persone, in modo da farle sentire vive e partecipative nell’ambito aziendale.
Concludiamo con alcuni consigli pratici, di facile attuazione:
1)
nella pausa pranzo non mangiare troppo in fretta, evitando di assumere alimenti eccessivamente grassi (prediligere frutta e verdura);
2) per chi lavora viaggiando
molto in automobile, fare una
sosta di quindici minuti ogni due ore di guida;
3) per chi lavora prevalentemente in ufficio,
provvedere ad una sedia adatta, un buon tavolo per monitor ed un pc regolabile che deve essere posizionato il più lontano possibile dalla finestra, ad angolo retto rispetto alla parete con la finestra stessa (
la luce non deve arrivare dalle spalle o di fronte all’operatore).
Per chi ricorre alla
medicina naturale, un
integratore alimentare potenzialmente indicato nell’alleviare le fatiche della ripresa dell’attività lavorativa è
la Maca, radice tuberosa coltivata da tempo immemorabile nelle
zone Andine del Perù. Le sue
virtù nutrizionali e medicamentose erano note già
agli Incas, che la riservavano a guerrieri e sacerdoti.
La radice è stata
definita “adattogena”: avrebbe cioè la capacità di promuovere la resistenza e fornire un miglioramento della vitalità nell’individuo.
E’ consigliata, nei soggetti debilitati o in convalescenza, per chi svolge un'attività intellettuale impegnativa o per superare momenti di particolare stress psicofisico.
Potrebbe essere quindi considerata un
poderoso ricostituente fisico e mentale.
Attenzione, però: va presa comunque
dopo aver consultato il proprio medico curante.