Se si potesse chiedere al nuovo anno qualche importante progresso della medicina, che cosa desidererebbe un medico?
Un medico è un essere umano, come tale ha desideri nel cassetto che rispecchiano il suo vissuto professionale e personale. Credo che l’esperienza mi abbia portato a considerare il dolore quale aspetto fondamentale nella cura dei pazienti, specie se anziani.
La prevalenza del dolore è significativamente maggiore nei soggetti cognitivamente integri rispetto a quelli con decadimento grave. La gran parte dei pazienti depressi lamenta dolore moderato-severo rispetto ai soggetti con tono dell’umore normale.
E’ indubbio che la promozione di
programmi per il controllo del dolore, e più in generale per l’applicazione dei
principi delle cure palliative, rappresenta un’
importante necessità di salute pubblica.
Nel mondo occidentale, una percentuale variabile della
popolazione anziana di oltre 65 anni vive nelle
strutture residenziali (RSA). Tale percentuale sale significativamente nella fascia d’età
over 85 anni, superando in molti paesi il 20 per cento.
La maggior parte di questi anziani
non sono autosufficienti per una serie di malattie, spesso concomitanti. L’incidenza delle
patologie cronico-degenerative, che manifestano nel loro decorso una
sintomatologia dolorosa (in primo luogo le
osteo-artropatie), tende ad aumentare con il crescere dell’età.
La
prevalenza del dolore negli anziani varia
dal 45 ad oltre l’80%, ed è indubbio che essi abbiano un
rischio significativo di ricevere un
trattamento specifico
inadeguato.
Nelle RSA, che rappresentano un importante livello assistenziale per la popolazione anziana, è indiscutibile il controllo del dolore e l’introduzione delle cure palliative.
L’implementazione di programmi adeguati in queste strutture passa attraverso
la crescita culturale e professionale degli operatori.
Negli anziani, la letteratura internazionale ci permette di osservare una
maggiore frequenza delle patologie cardio-vascolari e muscolo-scheletriche, cui si associa una
disabilità grave, spesso correlata al sintomo dolore in una percentuale non lontana da
1 anziano su 4 (25%).
Un discorso a parte deve essere fatto per le
patologie tumorali, specie se avanzate, le quali si associano pressoché costantemente al
sintomo dolore.
In Italia i pazienti affetti da
dolore neoplastico o degenerativo non sempre sono curati con le
opportune terapie farmacologiche, nonostante l’
Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinei che la maggior parte dei casi di dolore potrebbe essere efficacemente trattata con un
corretto utilizzo dei farmaci disponibili.
Il
dolore cronico ha delle ricadute significative sulla
qualità della vita del soggetto anziano, in quanto determina una riduzione nella partecipazione alle attività ricreative, una maggiore dipendenza nelle attività della vita quotidiana e un aumento della prevalenza di
ansia e depressione.
Spesso, i fattori di sollievo dal dolore sono
il riposo e l’immobilità.
Conoscendo
le linee guida e
la scala analgesica dell’OMS, si potrebbe mantenere un atteggiamento differente. Le prime si basano su
tre concetti:
1) prevenire l’insorgenza del dolore;
2) prescrivere una terapia semplice;
3) individualizzare la terapia.
La scala analgesica dell’OMS nasce con lo scopo di
individuare un metodo semplice per il trattamento del dolore, basato sulla crescente intensità del dolore stesso e percepito dal paziente come
lieve, medio-moderato ed intenso (quindi basato su
tre gradini).
La scala fu sviluppata partendo dall’evidenza di
studi clinici controllati,
effettuati negli anni ’80 negli USA.
Sostiene che la combinazione di diversi farmaci consente di ottenere
un’analgesia superiore.
E’
l’intensità del dolore, percepito dal paziente stesso, a determinare da quale punto della scala si deve partire
per iniziare il trattamento farmacologico.
Bisogna quindi
trattare senza esitazione l’anziano che riferisce dolore, utilizzando l’ampia gamma di farmaci a disposizione, che non trovano controindicazioni assolute nell’età, ma richiedono una
buona conoscenza delle loro caratteristiche farmacocinetiche (= ciò che l’organismo fa al farmaco) e
farmacodinamiche (= ciò che il farmaco fa all’organismo), così da
poter adeguare correttamente, anche nel soggetto molto anziano,
la posologia.
Infine, non dobbiamo dimenticare
gli interventi non farmacologici di sollievo dal dolore (ad esempio: le
terapie fisiche, la
massofisioterapia, le
terapie cognitivo-comportamentali), che potrebbero essere attuati con beneficio anche su anziani con importanti limitazioni funzionali.
Il progresso quindi esiste già... il
desiderio futuro è quello che sia
messo in pratica su ogni individuo, indistintamente da tutti gli operatori.