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   27-10-2010 - Scritto da: Angela Maria Messina in Salute e Benessere/Alimentazione


  Tecniche di cottura, dal fuoco al microonde


Grazie al ritrovamento di alcuni resti fossili, possiamo affermare che l’uomo sin dal Mesolitico ha usato il fuoco per cuocere impasti di acqua e farina di cereali che metteva a contatto su pietre arroventate dalla fiamma, come del resto avviene ancora oggi nella cottura alla pioda, tipica della Valtellina. Ma serve cuocere i cibi?
Anche se esistono delle scuole di pensiero favorevoli al tutto crudo, alcuni alimenti da crudi non sono facilmente commestibili come pasta, riso, in genere i derivati dei cereali, alcuni particolari ortaggi (melanzane, asparagi, patate) e i legumi. La cottura quindi contribuisce a rendere il cibo più appetibile e gradevole e nello stesso tempo  più sicuro dal punto di vista igienico.
Con il calore, però, a seconda del tipo di alimento e dei nutrienti in esso presenti, avvengono reazioni diverse: mentre la digeribilità delle proteine aumenta con la cottura, purché non eccessivamente prolungata, quella dei grassi peggiora.
Ecco perché è meglio consumare carni, pesci, pasta, riso, legumi ben cotti, mentre grassi da condimento, formaggi, panna, latticini sono da cuocere il meno possibile.
Le vitamine poi, soprattutto se sottoposte a calore intenso e per tempi prolungati, sono, tra le sostanze nutritive, quelle che subiscono le perdite maggiori: le più sensibili sono le vitamine B1 e B2 che si trovano in carni, pesci e uova  e la vitamina C presente soprattutto in ortaggi e frutta.
È importante quindi scegliere la modalità di cottura più adatta a quel particolare alimento che permette di valorizzare al meglio sia le caratteristiche organolettiche che quelle  nutrizionali. 
Tra le cotture definite “a secco”, dove l’aggiunta di liquidi o grassi è molto limitata, troviamo la classica cottura al forno con tutte le sue varianti: arrosto, allo spiedo, alla griglia  e anche la cottura ai ferri dove si ha, a differenza di quelle in cui si usa il forno, il contatto diretto con la piastra calda.
Nel cuocere a secco, oltre a porre attenzione alla temperatura e ai tempi del forno, bisogna evitare l’eccessiva bruciatura superficiale dell’alimento, perché in questo caso si possono formare dei composti tossici o cancerogeni, come il benzopirene.
Molto utilizzata per cuocere gli alimenti è la cottura in acqua, in particolare la bollitura dove l’acqua arriva alla sua temperatura di ebollizione (100 gradi circa) .
Gli alimenti si possono immergere in acqua fredda o bollente a seconda di cosa si vuole ottenere; l’esempio classico è quello delle carni: se vogliamo un buon brodo mettiamo le carni, gli aromi e le verdure in acqua fredda, così vengono estratte tutte le sostanze aromatiche; invece per un buon lesso la carne deve essere messa nell’acqua bollente in quanto gli aromi e i succhi rimangono nella carne. Le patate e i legumi cuociono meglio se messi in acqua fredda, mentre per il riso, la pasta e le verdure in genere va meglio l’acqua bollente.
Nella cottura a vapore l’acqua rimane allo stato di vapore: in questo modo si riducono le perdite di sostanze aromatiche e di vitamine che tendono invece a sciogliersi nell’acqua; la pentola a pressione presenta un vantaggio in più rispetto alla cottura a vapore in quanto i tempi di cottura sono molto ridotti e portano a una perdita limitata di sali minerali, vitamine e sostanze aromatiche.
Quando usiamo i grassi per cuocere, arriviamo a temperature anche molto più elevate di quelle nella cottura in acqua: tra 120 e 220 gradi.
Con la frittura l’alimento viene immerso completamente nel grasso, solitamente olio, che arriva a temperature di 160-180 gradi. Gli alimenti da friggere devono essere preparati in modo tale da ridurre il più possibile l’acqua presente naturalmente nell’alimento stesso: possono essere infarinati, pastellati o trattati per eliminare l’acqua.
Nella frittura è importante la scelta del grasso: tra tutti è meglio l’olio che ha una maggiore resistenza al riscaldamento e non si decompone velocemente formando così acroleina, una sostanza dannosa soprattutto per il fegato.
Ci sono altri metodi di cottura che utilizzano sia la cottura a secco che quella in acqua come la brasatura e la stufatura che solitamente necessitano di tempi abbastanza lunghi.
Una nuova tecnologia che si è diffusa in questi ultimi decenni è la cottura a microonde, nella quale le molecole dell’alimento, esposte allo stimolo di onde elettromagnetiche, iniziano a vibrare, “riscaldandosi” così dall’interno. In questo modo, l’alimento cuoce in un tempo più breve rispetto alla cottura tradizionale.
Scegliere un metodo di cottura rispetto a un altro dipende per lo più dalle nostre abitudini culinarie, dal tempo a disposizione e ovviamente dal piatto che dobbiamo preparare; ma adesso che ne sappiamo un po' di più, sarebbe opportuno considerare anche l'aspetto della maggiore o minore leggerezza di quello che cuciniamo, soprattutto se abbiamo qualche problema con la bilancia, e non solo. Pensiamoci: e buon appetito a tutti.

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Tags:  Tcniche di cottura / vapore / microonde / digeribilità
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