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Salute e Benessere

Terza età “petrolio italiano”, parola al geriatra Roberto Bernabei

Nel suo lavoro quotidiano si occupa degli anziani non autosufficienti, ma al convegno del 22 ottobre scorso sulla terza età cui dedichiamo gli articoli di questa settimana, il geriatra Roberto Bernabei è stato chiamato per parlare del futuro, partendo dagli elementi positivi del presente.
Tanto per cominciare, si può già dire che la stragrande maggioranza degli ultrasessantenni di oggi sta bene in salute: “Per chi ha cinquant’anni l’aspettativa di vita attuale è di almeno 30 anni”, precisa il medico. Non solo: “Un settantenne attuale – aggiunge – ha le prestazioni di un cinquantenne”. Insomma, viviamo tutti più a lungo e meglio, ma il fenomeno, riferisce Bernabei, è cominciato già “dagli anni Cinquanta” ed è destinato a farci arrivare in pochi anni a un’aspettativa media di vita di “110-120 anni”, osserva. E tuttavia non si può affermare con certezza (almeno il geriatra non lo fa) che si potrà superare il limite massimo prospettato: “I grandi centenari, ossia quelli che hanno attualmente 110 anni sono solo 120 in tutto il mondo”.
Bernabei dubita insomma che si possa vivere indefinitamente: a suo avviso, per vivere più a lungo e meglio, quel che più conta sono gli stili di vita. “Ormai è chiaro a tutti che per invecchiare bene bisogna seguire una dieta adeguata, non fumare e fare esercizio fisico”.
I frutti di una condotta quotidiana più virtuosa si vedono nel “crollo della mortalità tra gli ultraottantenni” e nell’aumento dell’aspettativa di vita “di tre mesi all’anno”, considera ancora il geriatra.
La maggior cura riservata a noi stessi fa sì, inoltre, che “il 32% dei centenari” di oggi è “in buona funzione fisica”. Di questi, stanno molto meglio i maschi: se in assoluto le donne vivono più a lungo degli uomini, i secondi che riescono a toccare “quota cento” stanno bene nel 53% dei casi contro poco più del 23% delle prime. “E’ una magra consolazione per noi maschietti”, commenta scherzoso. In tutti i modi, le probabilità di trascorrere una vecchiaia “libera da disabilità” sono sempre maggiori, ed è per questo che il medico afferma con forza: “Andare in pensione a 57 anni è un nonsense dal punto di vista biologico”. Poco diverso è il suo parere su chi si mette a riposo a 60-65 anni, ma Bernabei preferisce lasciare le conseguenze del suo ragionamento all’economia, anche se poi conclude il suo intervento con un’affermazione piuttosto forte sul futuro della risorsa terza età “petrolio della società”. Il geriatria si affida infatti ai dati forniti dalla rivista “Science” nel 2006, a proposito del legame in tutta Europa tra età pensionabile e andamento del Pil: “Se continuiamo ad andare in pensione così presto, nel 2025 il nostro Pil subirà un crollo pauroso”. Senza un cambiamento di rotta, dice in sostanza Bernabei, questo magnifico “oro nero” andrà sprecato: sarà forse un allarmismo eccessivo, ma di questi tempi conviene pensarci su.

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