
Più anziani e forse più indebitati: così saranno
gli italiani tra vent'anni. A dirlo, è stato
il Censis durante la ventiduesima edizione di “Un mese di sociale”, tenutasi il mese scorso. La fotografia non è delle più ottimistiche anche se, scattandola adesso, in teoria ci sarebbe il tempo sufficiente per studiare
le strategie migliori per il futuro. Durante la presentazione dell'istituto di ricerca, per esempio, è venuto fuori che sarebbe necessario creare nei prossimi dieci ann
i 480 mila nuovi posti di lavoro, per allinearsi all'obiettivo di Lisbona di raggiungere in tutta Europa una quota di occupati pari al 70% della popolazione tra i 18 e i 64 anni. A beneficiare delle eventuali opportunità occupazionali non saranno solo i più giovani, in diminuzione su tutto il Vecchio Continente rispetto alle fasce più adulte. Ciò potrebbe comportare, in altri termini, la nascita di qualche chance anche per
i disoccupati più anziani che attualmente fanno fatica a ritornare nel mercato del lavoro, come ha raccontato
Paolo Ferrario qualche tempo fa.
In assoluto, tuttavia, aumenteranno soprattutto gli anziani già oltre la pensione di vecchiaia, soprattutto in Italia, in cui
gli over 65 saranno oltre sedici milioni, pari al 26,5% della popolazione totale, al contrario di quanto avverrà nel Regno Unito, in cui si fermeranno al 20,5%, della Spagna, in cui saranno il 22,1 e infine della Francia, in cui si toccherà quota 23,2 per cento.
Nel complesso, però, gli italiani del 2030 saranno più numerosi di oggi, ossia 62 milioni e 129 mila persone, con una crescita in questi vent'anni di oltre il 3 per cento. Ciò vuol dire che continueranno a nascere bambini, anche se l'età media della maternità salirà ancora, assestandosi attorno ai 32,6 anni. L'incremento della popolazione è però effetto anche dell'
allungamento della vita media, che salirà tra vent'anni a 87,5 anni per le donne e 82,2 per gli uomini. L'incognita è sapere in quali condizioni di salute vi arriveranno i cosiddetti
grandi anziani, anche se la scienza dà buone speranze, come abbiamo visto nell'articolo di
Massimo Tanzi di qualche tempo fa.

Semmai, più urgente è affrontare la questione del
debito pubblico italiano, in particolare del suo rapporto sbilanciato a detrimento del Pil. Secondo il Censis, infatti, nel 2010 si è raggiunto quota 118% contro il valore medio dell'Unione europea pari al 79,6%. Come uscirne? Abbattendo la quota di debito dello 0,7% all'anno, corrispondente “a un accantonamento di risorse per circa 12 miliardi di euro annui, recuperabili - suggerisce l'istituto statistico - almeno in parte attraverso la lotta all’evasione fiscale”. In questo modo, si potrebbe scendere in dieci anni “sotto la soglia psicologica del 100%, cioè al 99%”, il che renderebbe
più roseo il ritratto di quelli che saremo di qui al 2030.
Il sasso è stato lanciato: speriamo che
qualcuno lo raccolga prima che venga spazzato via dalla corrente della storia.