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Famiglia

Badanti, per l’Auser serve formazione ad hoc

Quando una famiglia si trova a dover fare i conti con la non-autosufficienza di uno dei suoi membri, la vita quotidiana ne risulta stravolta ed è questo il motivo per cui spesso si affida al primo aiuto esterno disponibile, da qualunque parte provenga. Comincia in maniera piuttosto severa la relazione di Michele Mangano, il presidente nazionale dell’Auser, al convegno sulla Terza età del 22 ottobre scorso.
“In Italia ci sono dagli 800 mila ai 2 milioni assistenti familiari, non tutti in grado di svolgere adeguatamente il proprio compito”.
Per Mangano, infatti, succede spesso che si ricorra alle cosiddette badanti di origine straniera per rispondere a un’emergenza immediata senza porsi il problema della preparazione di base della persona reclutata (conoscenza della lingua italiana compresa) né dell’esistenza o meno di un permesso di soggiorno sufficientemente duraturo, che consenta alla medesima assistente di restare in servizio tutto il tempo necessario.
Il presidente dell’associazione di volontariato, composta da 40 mila iscritti, in prevalenza over 65, aggiunge che non di rado, purtroppo, le collaboratrici di origine extracomunitaria sono in Italia con permessi trimestrali scaduti i quali sono costrette a lasciare il nostro Paese, interrompendo così bruscamente il proprio lavoro, con danno, oltre che per loro stesse, anche per l’anziano assistito.
In definitiva, secondo il responsabile dell’Auser, la cura delle persone non autosufficienti non dovrebbe essere lasciata al passaparola, bensì organizzata con il supporto delle istituzioni, nazionali e locali. Dice infatti: “Il reclutamento delle badanti avviene spesso attraverso le parrocchie e le associazioni. Quando va bene: perché in molti altri casi si è diffuso un vero e proprio mercato nero dell’assistenza, non molto diverso dal caporalato di un tempo”.
“Come dare alle famiglie risposte adeguate?”, si domanda quindi Mangano. A suo avviso, bisognerebbe inserire questo tipo di assistenza “all’interno dei servizi di base del territorio”, prevedendo adeguata formazione (“almeno 130 ore”). In secondo luogo, bisognerebbe dare istruzioni precise a questo tipo di personale che “non deve fare la colf”, sottolinea, ma essere in grado di “facilitare l’igiene e la pulizia dell’assistito, la somministrazione del cibo e dei farmaci, di eseguire piccole medicazioni e di fare compagnia”. Insomma, chi viene assunto per un incarico così delicato dovrebbe avere doti specifiche e conoscenze adeguate a prestare aiuto a una persona fragile. Per ovviare alla scarsità dei fondi nazionali, Mangano propone di partire dal locale: “Si potrebbero costituire osservatori cittadini sull’assistenza composti dalle associazioni di volontariato, patronati, medici, e così via”, per monitorare i bisogni delle famiglie e non lasciarle sole a gestire fasi davvero difficili della loro vita. Per informazioni sulle attività dell’Auser, si può chiamare il numero verde 800995988.

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