Con l'avvicinarsi dell'estate, ritorna la corsa alle
prenotazioni nei luoghi di vacanza. Purtroppo, però, non tutte
le strutture d'accoglienza sono in grado di offrire
adeguata ospitalità.
In particolare, non sono aperti a tutte le esigenze
gli alberghi, ossia la tipologia di struttura più gettonata dalla maggior parte dei turisti.
La “non accessibilità” di un albergo si traduce nell'impossibilità per molte persone di godere del
meritato relax. Il danno colpisce non solo
i disabili (fisici, psichici, intellettivi e sensoriali) ma anche tutti quelli che
per l'età avanzata o per una temporanea infermità non possono muoversi liberamente. Non solo:
anche le famiglie con bambini e passeggini al seguito o un
turista cardiopatico potrebbero trovarsi in difficoltà se per esempio vengono a scoprire solo dopo aver prenotato che nel loro hotel
non c'è l'ascensore.
Un tempo capitava spesso che le strutture alberghiere non si preoccupassero in maniera specifica della propria accessibilità, una tendenza che è stata per fortuna rovesciata.
Negli ultimi anni, infatti, si è andata diffondendo
sempre di più l’idea secondo cui l'accessibilità di una struttura turistica non possa essere vista come la semplice assenza di
barriere architettoniche, ma debba necessariamente ricomprendere anche altri aspetti.
Un luogo è dunque davvero accessibile non solo quando è dotato di una ben determinata architettura, ma quando sono presenti
anche altri elementi, e cioè: la qualità del
servizio, la qualità dell’
accoglienza,
la preparazione del personale.
Poter accedere fisicamente ad una struttura alberghiera, insomma, non è sufficiente se poi non si può veramente fruire in modo soddisfacente di alcuni servizi alla pari degli altri.
Scegliere un albergo solo perché privo di barriere può dunque non essere pienamente soddisfacente laddove poi la struttura non sia stata concepita per soddisfare
le altre esigenze legate all'
anzianità o alla particolare situazione di ciascuno di noi. Si pensi ad una
persona con un’allergia: in questo caso la vera accessibilità non è soddisfatta dalla mancanza di barriere architettoniche, ma da una
camera anallergica.
Le ultime frontiere dell'accessibilità prevedono dunque la presenza di
ulteriori condizioni: oggi non basta più un albergo aperto a tutte le esigenze se intorno c'è il “deserto”... Si pensi ad esempio al collegamento con una rete di trasporti locali inadeguata o
alla vicinanza di luoghi di interesse turistico non accessibili o adeguatamente attrezzati: musei, cinema, teatri, ristoranti, spiaggia, locali di intrattenimento, e così via.
In definitiva,
la questione dell'accessibilità dei luoghi di vacanza è
molto più complessa di quanto potrebbe sembrare a prima vista.
Purtroppo
neanche la legge in vigore nel nostro Paese su questa materia
ci aiuta a orientarci meglio.
La norma, infatti, si è occupata
solo dell'accessibilità intesa come mancanza di barriere architettoniche. Questo significa che tutti gli altri aspetti sopra accennati (capacità e preparazione del personale a relazionarsi con persone particolari, predisposizione di ambienti anallergici, contesto territoriale “accogliente”) non sono regolamentati, ma dipendono principalmente dall’interesse dell’albergatore a garantire un servizio di qualità.
L'esame più puntuale delle norme sull'accessibilità sarà
l'argomento del prossimo post:
a domani per il seguito, dunque!