Anche quest’anno,
il 28 aprile,
si è celebrata la Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro promossa dall’
Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Si tratta di un’occasione importante non solo per commemorare le tantissime persone
vittime di infortuni sul lavoro, ma soprattutto
per riflettere sulle possibili soluzioni e per promuovere una cultura della
prevenzione più efficace.
Nell’era della tecnologia informatica e digitale sono purtroppo ancora troppi i lavoratori colpiti dagli infortuni sul lavoro:
ogni anno nel mondo 2 milioni e duecentomila persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro e malattie causate da mestieri pericolosi.
Nonostante
le diverse campagne di sensibilizzazione, la presenza di norme di prevenzione e di un sistema sanzionatorio sempre più severo, nonostante insomma il grande impegno delle istituzioni nella lotta contro gli infortuni sul lavoro, gli incidenti sono ancora numerosi.
Anche se le statistiche evidenziano una diminuzione degli infortuni,
in Europa ogni 3 minuti e mezzo qualcuno muore a causa del lavoro. Oltre alle vittime sono poi ancora troppi i lavoratori rimasti invalidi a causa di infortuni sul lavoro e di malattie professionali.
In Italia la situazione non è migliore, come dimostrano i recenti tragici episodi cui la cronaca ha dato ampiamente risalto e come emerge chiaramente dalle
statistiche dell’Inail.
Quello degli infortuni sul lavoro è un fenomeno grave per tutta la società in quanto
il lavoro è non solo la base della nostra società democratica (come recita
l'articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”), ma costituisce soprattutto il contesto in cui qualsiasi persona può esprimere la propria personalità attraverso un’attività che concorre al progresso materiale e spirituale della nostra società.
Il lavoro per di più coinvolge direttamente la dignità dell’essere umano che spesso è “costretto” a svolgere un’attività lavorativa per potersi procurare i mezzi necessari per vivere, mettendo a disposizione le proprie energie psico-fisiche.
Si capisce quindi il motivo per cui
qualsiasi paese civile da diversi anni cerca di migliorare gli ambienti di lavoro per renderli meno pericolosi per la salute dei lavoratori.
Per contrastare gli infortuni sul lavoro e per promuovere un ambiente di lavoro sano e sicuro esiste in tutti i paesi civili
una normativa specifica.
In Italia l’attuale normativa in materia di
salute e sicurezza sul lavoro è il risultato di una
progressiva stratificazione di fonti diverse ed eterogenee tra loro, succedutesi senza soluzione di continuità dagli anni ’50 ad oggi.
Il primo principio giuridico generale cui occorre fare riferimento è contenuto nella
nostra Costituzione, il cui
articolo 41, pur riconoscendo la libertà ed il diritto di esercitare una attività economica privata, stabilisce che essa
non può comunque svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Sempre la nostra Costituzione, poi, espressamente riconosce (
articolo 32)
la tutela della salute come un diritto fondamentale.
Un’altra norma fondamentale è
l’articolo 2087 del Codice civile secondo cui “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.
Anche
lo Statuto dei Lavoratori ha sancito
un altro principio generale molto importante (il cosiddetto principio del coinvolgimento del lavoratore) stabilendo che “i lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l’applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di promuovere la ricerca, l’elaborazione e l’attuazione di tutte le misure idonee a tutelare la loro salute e la loro integrità fisica”.
Esistono poi
numerose norme specifiche che, in relazione ai diversi settori lavorativi, stabiliscono
le misure di sicurezza che
ciascuna azienda è tenuta ad adottare per prevenire incidenti.
La normativa di riferimento principale per aziende e lavoratori è comunque costituita dal famoso
decreto legislativo 626 del 1994 che ha avuto il merito di specificare il contenuto del generico dovere di sicurezza a carico dell’imprenditore, introducendo degli strumenti più efficaci per prevenire gli infortuni, come la presenza di un medico competente, di un responsabile aziendale del servizio di prevenzione e di protezione, nonché di un
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
L’ultima novità normativa risale a pochi giorni fa e consiste nell’approvazione del
Nuovo testo unico sulla sicurezza che, tra le tante modifiche del quadro normativo preesistente,
ha modificato il sistema sanzionatorio prevedendo
pene più severe per le aziende che non rispettano le norme in esso contenute.
L’auspicio di tutti è quello che queste nuove misure possano davvero liberarci dall’incubo degli incidenti sul lavoro anche se
sono in molti a dubitare che il fenomeno possa essere fronteggiato adeguatamente solo con leggi severe.
Certamente le sanzioni servono ma, a mio parere, non bastano: occorre in primo luogo
cambiare la cultura e quindi
cominciare ad introdurre la materia della sicurezza nei programmi scolastici ed universitari in modo che già da giovani tutti i cittadini siano sensibilizzati ed informati sull’importanza del valore della sicurezza e della salute in qualsiasi ambiente.
In secondo luogo, occorrerebbero sostegni e supporti (anche finanziari) alle medie e piccole aziende per aiutarle ad individuare i rischi e le misure di sicurezza più adeguate al loro settore.
In terzo luogo, sarebbe auspicabile
un maggiore sistema premiale rivolto alle
imprese che si dimostrino particolarmente
attente e sensibili alla sicurezza.
Infine, servirebbe
un'intensificazione dei controlliche, pur previsti dalla legge, rimangono assolutamente
insufficienti a verificare e a monitorare la concreta applicazione della normativa anti-infortunistica.