Unione europea, non discriminare più anziani e disabili ma permetti loro di accedere alla società dell'informazione. Si può riassumere in questo modo
l'appello congiunto lanciato a fine febbraio sco
rso da Age Platform, il network europeo delle organizzazioni rappresentative delle persone anziane, e dall'European Disability Forum, ossia l'organismo che nel Vecchio continente rappresenta le persone diversamente abili. Non si tratta di un biasimo generico, bensì di un'esortazione precisa a dare sostanza al prossimo piano quinquennale sull'Information society che l'Unione europea dovrebbe approvare proprio in questi mesi per sostituire il precedente in scadenza a fine 2010. A questo scopo, Age ed Edf hanno stilato un decalogo di principi irrinunciabili. Punto primo: l'Ue deve dotarsi di una legislazione orizzontale in materia di accessibilità della Rete e delle nuove tecnologie in genere. Punto secondo: va potenziata la formazione di chi fornisce informazioni e servizi ad anziani e disabili. Punto terzo: i servizi pubblici online andrebbero garantiti a tutti, voto elettronico compreso. Punto quarto: la direttiva sull'accessibilità universale di cui l'Ue si è già dotata (di cui abbiamo parlato diffusamente qualche tempo fa) deve essere estesa anche alla telefonia cellulare e alla banda larga. Punto quinto: bisognerebbe rendere meno rigida la normativa sul copyright quando ostacola il libero accesso alle informazioni a disabili e anziani. Punto sesto: i servizi di Information and communication technology dovrebbero rispondere a standard omogenei sia nella loro realizzazione sia nella loro distribuzione, in maniera che possano raggiungere tutti gli utenti senza distinzione. Punto settimo: nell'elaborazione di nuovi prodotti e servizi anziani e disabili dovrebbero essere coinvolti permettendo loro di testarli prima del debutto commerciale. Punto ottavo: prodotti e servizi sanitari dovrebbero essere più accessibili. Punto nono: occorre rispettare maggiormente la privacy di anziani e disabili proteggendone meglio i dati sensibili. Infine, punto decimo: l'Ue dovrebbe farsi promotrice più attiva di prodotti e servizi accessibili a tutti. In una società “aperta” e sempre più interattiva, insomma, si deve avere molta cura di non lasciare nessuno fuori dalla porta. L'appello è molto diretto e circostanziato, come si diceva all'inizio: influenzati dall'atmosfera pasquale, c'è da augurarsi che ne resti più di una traccia nel prossimo piano Ue 2010/15 sull'Information society.