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Casa e Futuro

Alla ricerca dell’ospitalità turistica… accessibile!

La tematica del turismo accessibile è di attualità ormai da molti anni, soprattutto in un Paese, come il nostro, in cui il turismo è (o dovrebbe essere) al centro dell’attenzione.
Centrale è la questione degli “alberghi accessibili” perché il turista cerca, per prima cosa, una struttura ricettiva in grado di accoglierlo. Il discorso non si limita agli alberghi o hotel in senso stretto, ma riguarda anche villaggi turistici, ostelli, piccole pensioni; insomma tutte le strutture per l’ospitalità turistica.
Dobbiamo chiarire subito, però, che possono esserci due diverse visioni dell’accessibilità: una prettamente normativa (si veda il box in fondo all’articolo), per cui è necessario adeguarsi ai dettami di legge solo per ottenere le dovute autorizzazioni, l’altra, più attenta e creativa, che coglie l’accessibilità come uno stimolo per prestare maggiore attenzione alla persona/cliente al fine di offrire un servizio migliore.
Nel nostro Paese, di solito, si preferisce limitarsi al primo approccio, favorendo più una conformità formale che non una qualità reale: detto in altri termini, abbiamo buone leggi, ma in molti casi pessime realizzazioni pratiche.
Cerchiamo perciò di uscire dalla mentalità corrente che considera le barriere architettoniche un problema esclusivo dei disabili: ragioniamo invece partendo dal presupposto che le persone non sono standardizzate, tutte uguali. Ogni turista/cliente ha infatti la sua diversità: non sono solo le persone disabili ad avere bisogni specifici, ma per esempio, tra i turisti ci sono anche molti anziani e molte famiglie con bambini piccoli, in entrambi i casi con proprie esigenze e difficoltà; infine, non vanno dimenticati gli allergici e le persone che seguono diete speciali.
Partendo da questa visione, si comprende così come l’accessibilità non sia una questione di nicchia, bensì una prerogativa indispensabile per un’offerta ricettiva di qualità, a beneficio della persona, prima ancora che del cliente.
Per garantirla, bisogna esaminare con attenzione non solo gli aspetti strutturali, ma anche gli impianti, il sistema informativo e i servizi offerti, avendo cura anche dei piccoli dettagli come nella foto dell’appendiabito che trovate qui a sinistra. Ci permettiamo, perciò, di dare alcuni suggerimenti agli albergatori.
Per prima cosa, devono ricordarsi che la normativa sull’accessibilità è solo un punto di partenza. Pertanto, dovranno innanzitutto verificare che il loro hotel/ostello/pensione risponda ai requisiti di base, ma poi è indispensabile andare oltre. Per esempio, bisogna che garantiscano la fruibilità delle funzioni essenziali, come accesso, accoglienza, percorsi, camera e bagno; ma devono considerare anche i servizi aggiuntivi, come ristorazione, sale comuni (per la tv, per i convegni, per la colazione),
spazi esterni, piscine, accesso alla spiaggia, e così via.
Molto importante è poi la chiarezza sulle informazioni ai clienti, come numeri delle camere, indicazioni dei piani e dei diversi servizi. Anche gli stampati (informazioni in camera, cartelli appesi, indicazioni di orari, menù, etc) dovrebbero essere ben leggibili (scritte grandi, buona leggibilità e contrasto).
Una particolare attenzione, come sempre, alla sicurezza: in termini preventivi (sicurezza elettrica, assenza di elementi pericolosi, taglienti, appuntiti); sicurezza nell’eventualità – che tutti scongiuriamo! – di un’emergenza.
Anche l’organizzazione e la qualità del servizio è inoltre molto importante. Per questo motivo, il personale deve ricevere un’adeguata formazione per sapersi rapportare al cliente e alle sue esigenze.
Perché la vacanza diventi davvero piacevole per tutti, è essenziale che anche il turista prenda consapevolezza di che cosa sia in concreto l’accessibilità. Perciò diamo suggerimenti anche a quest’ultimo. Per prima cosa, deve sapere che spesso l’accessibilità “formale” – certificata da un “bollino” – non corrisponde sempre a quella reale: perciò, nella scelta della propria sistemazione per le vacanze, è bene non muoversi a “scatola chiusa” per non avere brutte sorprese quando si arriva sul posto.
Partendo dal presupposto che l’accessibilità dovrebbe essere un diritto (non si chiede nulla di speciale e straordinario!) ricordiamoci che è normale che un cliente si attivi per chiedere informazioni. Cercate di chiarire bene le vostre esigenze e chiedete risposte precise (non è sufficiente sapere che c’è l’ascensore, bisogna anche sapere che dimensioni ha, in rapporto, eventualmente alla vostra carrozzina).
Esistono associazioni che promuovono il turismo accessibile e siti con indicazioni sugli alberghi accessibili della zona e rimandi ad altri siti sul territorio. Altre organizzazioni verificano direttamente le strutture e le certificano con sopralluoghi diretti da parte di persone esperte.
Le possibilità ormai sono davvero tante, ci vuole però un po’ di cura e attenzione per reperire informazioni giuste e di qualità.

Normativa in pillole
Le indicazioni tecnico/progettuali date dalla normativa (su cui si è soffermato più volte anche il nostro Gaetano De Luca) non sono poi molte. Sarebbero da considerare, da parte del progettista o del gestore della struttura, quali requisiti minimi che orientano al meglio la progettazione.
In generale le strutture ricettive devono essere visitabili (fruibili per il cliente che utilizza spazi e servizi) e rispondere ai requisiti di accessibilità previsti dalla norma.
Nel particolare le indicazioni specifiche per le strutture ricettive (Articolo 5.3 del DM 236/89) riassunte e riportate per punti sono le seguenti:
- avere tutte le parti e servizi comuni ed un determinato numero di stanze accessibili anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria;
- le stanze devono avere arredi, servizi, percorsi e spazi di manovra che consentano l’uso agevole da parte di persone in carrozzina;
- numero di stanze accessibili: minimo 2, fino a 40 stanze, aumentato di altre 2 ogni 40 stanze (o frazioni di 40) in più;
- in tutte le stanze è opportuno prevedere un apparecchio per la segnalazione, sonora e luminosa, di allarme;
- la collocazione delle stanze accessibili, deve essere preferibilmente nei piani bassi dell’edificio, nelle vicinanze di un “luogo sicuro statico” o di una via di esodo accessibile;
- per i villaggi turistici e campeggi, oltre ai servizi ed alle attrezzature comuni, devono essere accessibili almeno il 5% delle superfici destinate alle unità di soggiorno temporaneo con un minimo assoluto di due unità.

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