Esiste un abitare “solidale”? La
domanda può sembrare
bizzarra visto che, di solito,
pensiamo alla casa come a qualcosa di personale, in cui gli altri non devono entrare.
E in effetti, spesso viviamo in città densamente popolate, in
case piccole e schiacciate le une e alle altre e di fatto
non facciamo amicizia con nessuno nel nostro vicinato.
Così, isolati nelle nostre case,
rimpiangiamo a volte quei
rapporti, semplici e informali, che costituiscono la base della socializzazione.
C'è chi è andato
oltre il rimpianto e ha deciso di
sperimentare nuove forme dell'abitare. Succede per esempio nei
“condomini solidali”, in cui famiglie e gruppi di persone vivono assieme
condividendo la normale quotidianità della vita.
Un esempio del genere è dato dalla
Comunità di Villa Pizzone a Milano, condominio solidale nato da un'iniziativa dell'
Associazione di comunità e famiglie, impegnata in molti progetti simili non solo nel capoluogo lombardo e nella regione, ma anche in altre parti d'Italia.

Ma che
cos'è in concreto un condominio o una casa solidale? Si tratta di luoghi in cui
si riscoprono gli spazi pubblici offerti per esempio dal
cortile o dal
ballatoio che allargano i confini del proprio spazio privato, divenendo
luoghi in cui incontrarsi, vivere assieme momenti di festa, condividere la quotidianità.
Il “condominio solidale”, per sua natura, è
aperto all'altro:
alle famiglie che hanno difficoltà, ai nuovi nuclei familiari, alle persone con disagi dovuti a situazioni di salute mentale o di disabilità,
agli anziani.
Significativa, ad esempio, l'esperienza di
Casa alla Fontana (di cui ho seguito direttamente la realizzazione) in cui
famiglie, studenti e persone con disabilità vivono insieme, nell'autonomia dello spazio privato, condividendo relazioni di prossimità.
I casi citati non sono isolati e anzi fanno parte di
una nuova tendenza che si sta facendo strada nelle
politiche della casa.
Si tratta del concetto di
“housing sociale”, che pone sempre più attenzione a un rapporto pubblico/privato che sappia formulare nuovi modelli abitativi in grado di dare risposte a diverse dimensioni del
problema casa.
C'è infatti chi fa fatica a trovarne una per ragioni economiche, come le giovani coppie, gli stranieri e le famiglie povere; oppure chi ha bisogno di vivere parte della propria vita con altri per motivi di studio o di salute, per esempio gli studenti, i disabili o gli anziani autonomi; infine c'è chi cerca di dare
risposte più innovative anche al problema delle
residenze istituzionalizzate, come
le case di riposo e le Rsa.
L'housing sociale si sviluppa quindi in molte direzioni, con progetti pubblici, iniziative e interventi.
Benché ancora in fase sperimentale, desta perciò molto interesse proprio per le novità che vorrebbe introdurre. E rappresenta, senza dubbio,
un'importante sfida alle politiche abitative verso una
logica di inclusione sociale, che rivaluta l'importanza della casa come strumento di
riqualificazione delle relazioni interpersonali.