
In questi
giorni di festa abbiamo
più tempo per ragionare su noi stessi e sulla realtà che ci circonda. In definitiva, è
tempo di bilanci, se possibile
nel segno dell'ottimismo in vista del
nuovo anno, già considerato da più parti
piuttosto nebuloso...
Come sapete,
con il mio lavoro contribuisco a promuovere la cultura dell'accessibilità per tutti, un percorso lungo e ancora incompleto. E tuttavia, molti
progressi sono stati fatti: basta
continuare.
Ecco come.Innanzitutto è bene precisare che
abbiamo una buona normativa sulle barriere architettoniche: si tratta solo di integrarla con
alcune modifiche, finalizzate ad
estenderne il campo di applicazione.
In primo luogo, occorrerebbe
introdurre degli incentivi maggiormente efficaci per risolvere il problema delle
barriere negli edifici “vecchi”.
Vi ricordo, infatti, che
la normativa impone una progettazione “accessibile” solo per gli edifici progettati, costruiti o interamente ristrutturati
dopo una certa data (l’
11 agosto 1989 per gli edifici privati e il
28 febbraio 1986 per gli edifici pubblici).
Gli
attuali incentivi consistono prevalentemente nella possibilità di effettuare
alcuni interventi di eliminazione delle barriere sulle parti comuni di un condominio senza dover passare attraverso l’approvazione di una parte dell’assemblea condominiale.
Ad esempio,
se in un condomino in cui esistono dei
gradini all’ingresso dell’androne qualcuno comincia ad avere dei
problemi di mobilità, lo stesso può procedere
all’installazione di un servoscala senza dover necessariamente ottenere l’approvazione di una
determinata maggioranza di condomini.
Se infatti si seguissero
le regole generali in materia di condominio previste dal Codice civile (articolo 1336),
anche questo tipo di intervento richiederebbe un
consenso assembleare.
La
normativa antibarriere (articolo 2, legge 13/1989) ha
voluto proprio introdurre un incentivo, prevedendo
una deroga a queste regole generali che ha stabilito, per l'appunto, che gli interventi più semplici (
installazione di servoscala o di altre strutture mobili facilmente rimovibili, modifica dell’ampiezza delle porte di accesso) possano essere
compiuti senza il consenso degli altri condomini.
Però attenzione! Occorre comunque
seguire una procedura precisa: innanzitutto il condomino che è interessato per esempio a installare un servoscala, deve mandare all’amministratore una
richiesta scritta in cui evidenzi l’intenzione di effettuare dei lavori finalizzati a superare le barriere e in cui chieda che sulla propria richiesta venga
convocata un’assemblea (citando il riferimento normativo:
articolo 2 comma 2, legge 13/1989).
In secondo luogo, deve
aspettare che dalla richiesta trascorrano 3 mesi. Solo dopo il decorso di questo termine senza opposizione da parte di nessun altro condomino, l'interessato potrà liberamente
procedere all’installazione del servoscala, ovviamente però
a proprie spese. Per poter pretendere che la spesa sia sostenuta anche dal resto del condominio, occorrerà invece una formale deliberazione assembleare in tal senso, e quindi in altre parole, occorrerà
“convincere” i vicini di casa.
Un altro strumento attualmente previsto dalla normativa per favorire l’eliminazione delle barriere architettoniche è la previsione (da parte dell’articolo 9 della legge 13/1989) di
contributi statali per coprire una parte delle spese sostenute.
Questa previsione di legge necessita che
ogni anno il Parlamento approvi un provvedimento ad hoc che ne finanzi l’attuazione.
In realtà,
in questi ultimi anni le diverse leggi finanziarie che si sono alternate non hanno
mai rinnovato il finanziamento, per cui tali contributi sono stati
ugualmente erogati prevalentemente grazie all'iniziativa delle
Regioni.
Questa situazione ha però comportato una
differente interpretazione nell’erogazione, tanto che, ad esempio,
la Regione Lombardia non ritiene finanziabili interventi effettuati in
edifici privati edificati dopo l’11 agosto 1989, sostenendo che tali tipi di edifici
si presumono già “accessibili”.
In realtà,
come ho già evidenziato in passato, la normativa attualmente in vigore lascia
“scoperti” gli spazi interni degli appartamenti (richiede il requisito della piena accessibilità solo per le parti comuni), per cui, almeno in Lombardia,
i contributi non possono essere riconosciuti ad esempio per l’adeguamento del proprio bagno all’interno di un appartamento di un edificio di recente costruzione.
Sarebbe
pertanto auspicabile che il nostro legislatore, da una parte
ricominci a finanziare la legge che ha introdotto l’erogazione di contributi, e dall’altra intervenga con
una norma interpretativa che chiarisca definitivamente un
uniforme campo di applicazione su tutto il territorio nazionale.
Un’altra utile modifica all'attuale normativa riguarda
il sistema sanzionatorio e di controllo sulla corretta applicazione dei criteri progettuali che dovrebbero garantire una
completa fruibilità degli spazi, privati e soprattutto pubblici.
Capita spesso, infatti, che vengano realizzati
edifici e spazi nuovi non completamente accessibili, nonostante l’esistenza di diverse norme che impongono determinati criteri e
nonostante esista una chiara norma all'interno della legge quadro sull’Handicap (articolo 24, legge 104/1992) che prevede
una sanzione penale per i
professionisti (progettista, direttore lavori, responsabile tecnico degli accertamenti per l’agibilità o abitabilità) che sono stati
coinvolti nella realizzazione dell’edificio.
Il fatto che fino ad oggi, nonostante l’esistenza di questa norma, vi siano state
pochissime condanne di architetti e funzionari “disattenti” alle esigenze dell’accessibilità dimostra che
l'impianto sanzionatorio non svolge una efficace funzione deterrente.
L’esiguità della pena (solo
pecuniaria con l’aggiunta della
sospensione dall’albo professionale) comporta infatti un
termine di prescrizione molto breve. La conseguenza è che
le denunce non portano mai ad una condanna del responsabile per l’avvenuta prescrizione del reato.
Occorrerebbe pertanto
un inasprimento delle sanzioni in modo che i progettisti e i funzionari pubblici competenti a verificare la conformità dei progetti siano “costretti” a stare più attenti.
Da ultimo,
la completa accessibilità dello spazio è
favorita non solo dall’imposizione di norme e sanzioni, ma soprattutto dal processo di
maturazione culturale di tutta la società.
Come per le norme, anche in questo campo molto è stato già fatto: basta continuare, confidando intanto nel
prezioso alleato già a nostra disposizione:
la legge.
Auguri, cari lettori, e
buon 2009 a tutti!