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Ivan Hattingh, una vita per l'ambiente: dal Wwf al suo gatto


Intervista di Alessandra Cicalini

Se vuoi sapere qualcosa della vita di qualcuno, chiedilo agli animali che abitano con lui. Il gatto Fred, per esempio, sembra proprio contento di Ivan Hattingh, ottant'anni, il primo direttore dello sviluppo per il World wildlife fund, meglio noto come Wwf, approdato nell'organizzazione ambientalista nel 1980 e lì rimasto per una trentina d'anni fino a diventarne chairman emeritus, ossia presidente onorario. È probabile che si capiscano assai bene nonostante le diverse origini, anche geografiche. Ivan è nato in Sudafrica nel 1930, terra che è stato costretto ad abbandonare per disaccordi con il regime dell'Apartheid lo stesso anno in cui andava in prigione Nelson Mandela, nel 1964. All'epoca, era un giovane padre di tre figli, che oggi vivono lontano con le loro famiglie: ogni tanto, però, qualcuno dei suoi nipoti viene a trovarlo anche in Italia, nella bella casa della campagna marchigiana, in cui, a occhio, sembra essere nato il bel micione. L'affinità tra padrone e felino si mantiene intatta anche quando Ivan e la dolcissima moglie tornano a Londra, dove gli Hattinghs hanno una casa, nel quartiere delle stelle del cinema britannico. Del resto, l'amore per gli animali di uno dei padri del Wwf non poteva che essere di lunga data, come lo stesso Ivan Hattingh ha raccontato a “Muoversi
Insieme” nell'intervista che segue, un nostro personale omaggio all'Anno internazionale alla biodiversità che si avvia alla conclusione.

Partiamo dai tempi più recenti: quando è arrivato nelle Marche?
Cinque anni fa, grazie a Mister Ryanair... mia moglie ed io eravamo stufi della pioggia di Londra e amiamo molto l'Italia, così abbiamo visto la pubblicità della compagnia aerea di voli a due euro per Ancona.

E siete rimasti.
Sì, ci è piaciuto così tanto che abbiamo cercato una casa da ristrutturare in cui passare qualche mese ogni anno... adesso siamo qui da dieci!

Torniamo alle origini: sarebbe stato pericoloso per lei e sua moglie vivere in Sudafrica?
Chi lo sa... certamente, io avevo bisogno di lavorare: sono uno scienziato e avrei voluto restare all'università, dopo essermi laureato a Londra. Mi è stato impossibile, mi dissero che non ero gradito al governo, così siamo tornati in Europa.

E ci è mai tornato?
Sì, varie volte, l'ultima per salutare mio fratello morente. Mia moglie, invece, non ci è mai più tornata.

Sulla sua pagina Facebook ho letto che ha lavorato anche per la Shell: non è strano per un ambientalista?
Ho una pagina facebook (ride)? Mah, sono uno scienziato, m'interessava lo sviluppo e poi all'epoca era molto diverso da ora.

Quando ha cominciato a interessarsi di ambiente?
Fin da ragazzo: sono nato in Africa, la prima lingua è l'Afrikaaner. Poi nel 1980, con il mio arrivo al Wwf, è nato il settore “Sviluppo”.

Di che cosa si occupava?
Di portare all'attenzione del mondo i temi ambientali: sono stato io a scegliere la parola, ma poteva chiamarsi anche in un altro modo...

Com'è cambiato il Wwf negli anni?
Di pari passo con le persone e le loro abitudini: venticinque anni fa era ancora normale ammazzare le tigri o gli elefanti, adesso non è più così.

Quali sono le principali azioni che l'hanno coinvolta?
Ho prodotto diversi documentari sulla tutela degli animali: alcuni vengono presentati al Wildscreen Festival che si tiene a Bristol e molti altri vengono trasmessi sulla Television trust for the environment, tradotti in trentadue lingue del mondo. In più, siamo presenti con un programma settimanale sulla Bbc World News, nella sezione Earth Report.

Tiene anche incontri pubblici?
Sì: il prossimo è previsto per il 3 dicembre a Londra.

Come si fa educazione all'ambiente, secondo lei?
Con... l'educazione (in italiano suona meglio come istruzione, ndr)! Per me, per esempio, andare a visitare le fattorie con gli animali come si faceva venticinque anni fa...

Si fa ancora adesso...
Sì, lo so: infatti discuto spesso su questo punto... dicevo che per me si tratta di una perdita di tempo e di denaro.

Perché?
Perché l'ambiente non è una materia come la matematica e la musica, mentre si può imparare a rispettarlo studiando la matematica e la musica.

Come?
Cerco di farle un esempio... l'anno scorso 1.500 ragazzi di tante culture diverse hanno cantato le canzoni dedicate alla terra al Royal Albert Hall diretti da una vera orchestra e con gli assoli di veri cantanti. Quelle canzoni sono state scritte per il Wwf dai musicisti Peter Rose and Anne Conlon nel corso degli anni e parlano di deforestazione, urbanizzazione, riscaldamento globale e molto altro. Imparandole a memoria, i ragazzi riflettono sui problemi del pianeta.

I ragazzi hanno il privilegio di andare a scuola e di imparare anche a essere ambientalisti: e gli adulti e gli anziani?
Come me (ride di nuovo)? Per fortuna i ragazzi possono avere molta influenza sugli adulti. Nel mio piccolo, riuso l'acqua piovana per innaffiare il giardino e lo lascio secco come capita al resto dei campi intorno alla mia casa quando la pioggia non arriva. Poi ho cinque diversi contenitori per la raccolta differenziata.

Forse per chi vive in campagna è più facile.
Probabilmente, ma anche in Italia rispetto a trent'anni fa, c'è molta più attenzione e oggi non è molto diversa dalla Gran Bretagna.

Quindi secondo lei c'è maggiore sensibilità ai problemi ambientali rispetto a una volta?
Sì, perché se ne sentono molto più forti le conseguenze.

La paura ci rende più ambientalisti?
Sì: la gente impara meglio quando c'è qualche problema, però non basta.

Che cosa si dovrebbe fare?
Bisognerebbe eleggere politici che abbiano a cuore la sostenibilità del pianeta, che non puntino solo sulla crescita. E lo dico io che mi sono occupato di sviluppo...

La conversazione è proseguita a registratore spento davanti a una tazza di thè, alla presenza, sempre molto discreta, di Fred, il gattone a “impatto zero” che ci ha lasciati, preferendo la padrona, solo quando siamo saliti per guardare qualche minuto del bellissimo concerto “About One Sun One World”, un inno alla terra rilanciato dal sereno ritiro italiano scelto da Ivan e signora. Muoversi Insieme è ben lieta di rilanciarlo. Da parte mia, ancora grazie.

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