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Italo Farnetani: Il nonno di oggi? Ottimista, sportivo e bello!


Intervista al pediatra Italo Farnetani

Il segreto di un nonno di successo? L'ottimismo! Si potrebbe riassumere con questo slogan il pensiero di Italo Farnetani, il pediatra dall'irresistibile accento aretino che ha da poco pubblicato la guida “Nonni autorevoli”, destinata a quel che l'autore ha definito “il secondo cerchio”, che circonda quello più interno dei genitori. Farnetani precisa però di aver redatto il suo manuale partendo dal punto di vista dei nipoti: perché per imparare a stare con i bambini e gli adolescenti, sostiene, bisogna dimenticarsi la vecchia immagine dei “nonni ai giardinetti”: “Quelle figure, semmai – sottolinea il pediatra – equivalgono ai bisnonni”.
I nonni di oggi, invece, sono, o dovrebbero essere, tutt'altra storia. Ecco come li ha raccontati a“Muoversi Insieme”.

Come ha avuto l'idea per il suo libro?
Dall'esperienza maturata sul campo: in media i nonni di oggi hanno tra i 55 e i 64 anni, in genere sono molto impegnati e il 25% di loro si occupa abitualmente dei nipoti, mentre i genitori sono al lavoro. Per esempio, sugli oltre undici milioni di nonni italiani, in questo momento un milione e cento è occupato a ripetere la prima elementare con i nipoti. Insomma, i nonni di oggi sono cambiati: molti di loro sono anche più belli!

Perché dice che al nonno di oggi non deve mai mancare l'ottimismo?
Vede, mentre si sa tutto del “baby blues”, ossia della depressione post partum, non si pensa mai che il nipote copia non solo i genitori, ma anche i nonni. Le femmine, per esempio, guardano come sono vestite le nonne e se per caso queste ultime sono fanatiche degli orecchini, è probabile che lo saranno anche le bambine!

Sì, però può capitare un momento di sconforto...
Certamente, ma quel che conta è lo stile di vita generale, dei genitori e dei nonni. Per fare un esempio: se davanti agli imprevisti se ne fa sempre una tragedia, di sicuro il bambino ne avrà delle ripercussioni. Insomma, lo scoramento una volta ogni tanto va bene, ma sempre no!

Ha sostenuto in più punti che i bambini sono dei “conservatori”, ed è una delle ragioni che l'ha spinta a sostenere che i genitori conviventi dovrebbero sposarsi una volta nato il figlio, suggerendo ai nonni di fare pressione per il matrimonio. Pensa che si tratti di una tendenza generale o solo italiana?
Senz'altro è generale ed è frutto di un'indagine che ho svolto tra i miei colleghi: il bambino ha bisogno di certezze e si identifica fortemente nella maggioranza. Perché si rovesci una tendenza del genere ci vorrebbe che nel mondo intero il 90% delle persone fossero conviventi, ma per ora non è così. Insomma, per invertire la rotta, bisognerebbe abolire il matrimonio, ma così si tornerebbe al pleistocene!

Su un altro versante, però, ha espresso una posizione “rivoluzionaria”, quando dice che è giusto dare ai nipotini il telefonino dai tre anni in poi: ma non si rischia di educarli troppo precocemente alle comodità?
Non lo credo: per me, la sofferenza e la solitudine non aiutano a crescere proprio per niente. A mio avviso, invece, per crescere bene ai nipoti serve il giusto ambiente, una buona dose di coccole e tutti i supporti possibili, telefonino compreso. Certamente, bisogna che imparino a usarlo con criterio, per esempio confrontando le tariffe e decidendo quando è indispensabile e quando non lo è.

Secondo lei, diventano autorevoli più facilmente i nonni di parte materna o paterna?
Rubando alla moda l'espressione “l'eleganza si compra, la classe no”, è chiaro che l'autorevolezza è spesso una una dote innata... poi, certo, la figlia ha un rapporto speciale con la madre già quand'è nel suo grembo, lo conferma anche la psicologia prenatale, e quel rapporto è destinato a mantenersi tutta la vita. Starà poi ai genitori coinvolgere anche i nonni paterni per non emarginarli.

Lei sostiene poi che i nonni debbano innanzitutto giocare con i nipoti: al museo, insomma, ce li portino i genitori. Non pensa che potrebbero trasmettere loro anche dei saperi anziché ostinarsi a “fare i giovani”?
Ogni nonno deve trasmettere quel che si sente di trasmettere. Basta dare il meglio di sé, senza rompere troppo il nipote con le proprie passioni! E del resto, non va neanche bene che si dedichino a giochi troppo fisici se non sono mai stati degli sportivi. L'importante è condividere il gioco, ricordandosi che ai ragazzi piacciono innanzitutto i giochi all'aperto e quelli da tavola. Sul “fare i giovani”, invece, penso che il look sportivo, dinamico, sia più adeguato ai tempi; poi certo c'è il limite del buongusto...

Secondo lei, si riconoscono gli adulti che hanno avuto un buon rapporto con i nonni?
Sì: perché hanno avuto un punto di riferimento affettivo in più, un pezzo di famiglia in più. Sono più ricchi, e lo saranno per se stessi e verso gli altri.

All'inizio e alla fine del volume ha inserito un quiz sull'identikit del nonno suggerendo ai lettori di rifarlo due volte... io l'ho sottoposto a mia madre, che però deve ancora leggerla, ed è risultata “nonna in formazione”. Mi pare che ci sia rimasta un po' male!
Vede, il quiz non vuole essere una verifica “del bravo nonno”, ma solo un metodo didattico che aiuti a fissare le problematiche affrontate dal libro. E comunque, se lei ha scelto la sua mamma per testare quanto sia autorevole, vuol dire che almeno come genitrice ha raggiunto il suo obiettivo. E di solito i genitori autorevoli poi diventano anche nonni autorevoli...

Dopo i genitori e nonni, pensa di dedicare un volume anche agli zii? In fondo sono figure celebrate anche dall'arte: pensi al successo della ristampa di “Zia Mame” dell'estate appena passata o alla canzone “Lo zio” di Paolo Conte... e poi io sono una zia!
Sicuramente gli zii sono molto importanti perché hanno tutto l'affetto dei nonni e tutta la giovinezza dei genitori. Esistono proprio dei casi in cui gli zii sono idolatrati dai nipoti. Anzi, mi ha fatto ricordare un episodio della mia infanzia: avrò avuto quattro anni e camminavo piano con mia nonna. Dovevamo prendere un treno, sicché lei mi disse: “Cammina veloce perché il treno non aspetta!”. Dato che avevo uno zio sportivo e aitante, le dissi: “Se il treno lo guidasse lo zio Franco, ci aspetterebbe?”. “E no che non ci aspetterebbe!”. Allora accelerai il passo... Sì, penso che farò anche dei manuali per gli zii e le zie, ma separati: perché il rapporto con la zia è sempre diverso da quello con lo zio!

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