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Per mettersi davvero in dialogo con gli altri e con la natura, bisogna imparare a stare zitti. Solo nel silenzio, infatti, riusciamo a cogliere a fondo le parole (e i non detti) di chi ci sta aprendo il suo cuore e le sfumature del paesaggio che stiamo osservando. Il problema è proprio riuscire a tacitare noi stessi e i rumori sempre più insistenti che ci circondano. Per fortuna, imparare è sempre possibile, come racconta Paolo Ferrario nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Socialità.
Il nostro sociologo cita la recentissima Accademia del Silenzio, che sta cercando proprio di creare “zone franche” dal frastuono in città come Milano e Torino. Al rumore si unisce molto spesso anche l’eccesso di velocità cui ci obbligano il lavoro, le tecnologie e la comunicazione di massa. Ristorare la mente e rielaborare le informazioni con calma è dunque difficile anche per chi non vive nelle metropoli. Per riabituarsi al silenzio, l’esperto suggerisce perciò alcuni esercizi, all’apparenza molto semplici. Nella pratica, i più avvantaggiati nel processo di recupero del silenzio interno ed esterno sarebbero per l’autore dell’articolo proprio gli anziani, in particolare chi tra loro ha a disposizione molto tempo libero e una buona salute. In estrema analisi, sottolinea Ferrario, per capire il valore più vero del silenzio non bisogna aver paura della noia.
Voi come la pensate? Riuscite a non affollarvi di impegni e di rumori? Siete capaci di mettervi davvero in ascolto degli altri? Raccontateci la vostra esperienza: non vi interromperemo!

Leggi l’articolo di Paolo Ferrario