Muoversi-Insieme-Stannah-montascale-mobilità-invalidi
La figura dei nonni è sempre stata associata a ruoli e valori positivi, dalla storia, dalla sociologia, dai media e anche dal linguaggio quotidiano. Nel tempo si è così affermata una sorta di “ideal-tipo” della “nonnitudine”: l’autorevolezza tipicamente assegnata all’anziano ha caricato i nonni di un rispetto meno scontato per altri parenti; l’accumulo di competenze di vita e di conoscenza sulla famiglia, le sue origini, le sue vicende, li ha resi detentori di un sapere da tramandare alle future generazioni; l’incarnazione delle tradizioni ne ha riconosciuto il ruolo di co-costruttori della loro identità.
Sul piano psicologico, d’altra parte, l’assenza di una responsabilità diretta nell’educazione dei nipoti e di un rapporto gerarchico immediato come quello con i genitori, ha sempre favorito la costruzione di interazioni meno conflittuali, con relazioni a volte anche confidenziali e complici.
Eppure, nel rapporto tra nonni e nipoti, qualcosa sta cambiando, proprio perché stanno mutando i ruoli delle persone, le relazioni familiari, ma soprattutto gli stili e le aspettative di vita.
Vediamo come.
Nel 2003 l’Istat scriveva (in una ricerca che sarà aggiornata tra un anno che però non dovrebbe essere molto differente nelle macro-cifre che forniva) che in Italia ci sono ben 11.500.000 di nonni che rappresentano quindi una fetta di società sempre più importante, tanto che nel nostro Paese, con la legge 31 luglio 2005, è stata istituita per il giorno 2 ottobre la “Festa nazionale dei nonni” per “celebrare l’importanza del ruolo svolto dai nonni all’interno delle famiglie e della società in generale”.
d’altro canto, aumentano le persone che hanno nonni viventi, e non solo tra i giovanissimi: l’87% di chi ha tra i 15 ed i 24 anni ha i nonni.
In ampia misura, quindi, i nonni hanno nipoti post-adolescenti: e una relazione con nipoti quasi adulti, o già adulti, comporta necessariamente implicazioni molto diverse rispetto a quella con un bambino.

Un altro elemento rilevante è l’aumento, rispetto al passato, dell’autonomia abitativa dei nonni. Solo il 7% dei nonni coabita con i nipoti anche se in Italia si mantiene – probabilmente più alta rispetto ad altri Paesi – una discreta prossimità: nel 68% nonni e nipoti vivono nello stesso comune.
Dall’altro lato, però, le famiglie si allargano, per effetto della formazione di nuovi nuclei conseguenti a divorzi e a nuove unioni, il che si traduce in una moltiplicazione dei nonni. Emergono dunque diversi “livelli” dell’essere nonni, così come sono ormai diffusi diversi “livelli” dell’essere genitori.
La maggiore occupazione femminile, inoltre, produce inoltre delle ricadute inevitabili sul ruolo dei nonni e del loro rapporto con i nipoti.

Come suggerisce Francine Ferland nel suo interessante e agile libro “Essere nonni oggi e domani”, infatti, la condizione di nonno/a è sempre meno uno “status” ben definito, e sempre più una scelta: per lo meno, le condizioni della vita contemporanea consentono, a volte obbligano, a scegliere “come” si desideri essere nonni, al di là del legame genetico; e, viceversa, si pone anche ai nipoti, non tanto nipotini ma anche nipoti “grandi”, il quesito di come interagire con i nonni.

In secondo luogo, si afferma il ruolo pratico-funzionale dei nonni, al di là di quello affettivo e simbolico: i nonni diventano vere e proprie “agenzie di socializzazione”, sovente vicarianti le carenze dei servizi sociali: la stragrande maggioranza (87% nonne e 83% nonni) si occupa dei nipoti più piccoli almeno qualche volta, soprattutto quando i genitori lavorano, nelle emergenze e durante le vacanze.
Non bisogna poi dimenticare quel 9% dei nonni che contribuisce economicamente e quel 17% che svolge piccoli lavori domestici e addirittura pratiche burocratiche.

I nonni di oggi, poi, sono molto più “giovanili” di un tempo, il che può portare benefici influssi nel rapporto con i nipoti: al di là del tradizionale piacere del gioco insieme e della cura tenera e affettuosa, la relazione può diventare più confidenziale e svilupparsi su attività realmente condivise.
Le potenzialità di questo rapporto potrebbero però essere ostacolate dalla distanza fisica dei nuclei familiari, sempre maggiore, e dalla scarsa attitudine, sovente presente nei genitori, a valorizzare davvero il contatto nonni-nipoti, una volta esaurita la convenienza utilitaristica.
Là dove, invece, si riescano ad instaurare relazioni stabili con i nonni, anche i nipoti di oggi, possono assumere per loro una funzione estremamente feconda: quando si pongono come una compagnia non solo “ricettiva” (di affetto, cura, regali) ma interlocutoria, come strumenti di trasmissione dei valori, dei saperi e delle pratiche della contemporaneità (dall’uso dei cellulari, dei pc, della telefonia mobile),
come affermazione di una loro permanente utilità e ruolo anche in età avanzata, ma anche, e soprattutto, come stimolo per mantenersi attivi.