Abbandono degli anziani

La nuova sentenza numero 44098/2016 della Corte di Cassazione del 18 ottobre è andata per la prima volta a riempiere un buco legislativo in favore degli anziani abbandonati a se stessi dai figli. Da questo momento, infatti, chi lascia da solo il proprio genitore che versa in condizioni di grave incapacità fisica o mentale risponde del reato di abbandono di persone incapaci che può essere punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni.

L’articolo 591 comma 1 del codice penale, infatti, afferma che “Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. […] La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte.

Con questa sentenza, la cura delle persone anziane non autosufficienti è stata equiparata a quella dei figli. Il reato punito, infatti, è il medesimo: abbandono di persone incapaci.

Attenzione però. L’infrazione della legge scatta solo se la condotta mette in reale pericolo l’incolumità dell’anziano. Se la persona è assistita da una figura professionale (come ad esempio una badante, o un’infermiera specializzata) o può essere repentinamente raggiunta da un vicino di casa o altro famigliare nei paraggi, non si incappa in alcuna violazione della norma.

Si tratta di una sentenza epocale che rappresenta un grande passo avanti per il recupero del rispetto degli anziani in una società che, ormai, da decenni è sempre più spinta verso il nuovo e il giovane e lascia indietro le generazioni passate. La legge, infatti, non prevede solo un obbligo materiale, ma anche un dovere di supporto morale e affettivo verso la persona.