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Quando si avvicina il momento di dire addio a una persona amata che sta morendo, si vorrebbe avere almeno il tempo per parlarle ancora un po’ con il cuore aperto; non sempre però si ha la possibilità di salutarsi. Qualcuno, invece, questo straziante privilegio ce l’ha, com’è successo a Mina Welby che ha voluto condividerlo con il pubblico del programma televisivo Vieni via con me. Il suo Piergiorgio le ha detto delle cose nel suo ultimo giorno che questa minuta signora altoatesina ha letto con voce ferma e un leggero sorriso, convinta com’è ancora oggi di essere stata sempre felice accanto a lui. Del resto, secondo Mina Welby niente accade per niente e se è toccata a lei questa prova, era perché, da qualche parte, lassù, si era capito che aveva la forza per affrontarla. Non tutti, però, hanno lo stesso coraggio della signora Welby: proprio a questo scopo sono nati gli hospice, luoghi in cui ci si prende cura non solo della persona morente, ma anche dei familiari.
Dell’argomento parla Luciana Quaia nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Salute e Assistenza. La nostra esperta si sofferma sulle origini storiche e legislative di queste strutture, ma soprattutto ne ricorda le finalità di fondo: dare la possibilità al malato e ai suoi legami più importanti di vivere “il tempo del congedo” in un’atmosfera il più possibile rassicurante e intima. Solo in questo modo, si potrà favorire tra loro quel tipo di dialogo aperto, come quello che hanno avuto Piergiorgio e Mina, che è destinato a lasciare tracce indelebili in chi sopravvive alla perdita.
A voi è capitato di vegliare un parente negli ultimi giorni? Che ricordi avete di quei momenti? Leggete l’articolo e poi diteci la vostra: come sempre, accoglieremo le vostre parole con molto rispetto.

Leggi l’articolo di Luciana Quaia