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Con il passare dell’età e l’avanzare degli anni chiunque può incontrare delle difficoltà nello svolgimento in autonomia di alcune attività quotidiane casalinghe, quali il vestirsi, il lavarsi, pulire la casa, cucinare, fare la spesa.
Per superare queste difficoltà e per rispondere al conseguente bisogno di assistenza nella gestione della quotidianità il nostro sistema di servizi socio-sanitari prevede il servizio di assistenza domiciliare.
l’assistenza domiciliare rientra a pieno titolo tra i servizi che il nostro sistema sociale e sanitario ha istituito per rispondere al bisogno di assistenza di coloro che non sono autosufficienti nella cura della propria persona e dei propri interessi.
Costituisce senza dubbio un prezioso strumento che consente di evitare l’ospedalizzazione e l’istituzionalizzazione mantenendo la persona bisognosa di assistenza sociale e sanitaria nella propria casa.
l’assistenza domiciliare consente infatti di fornire presso il domicilio del paziente quei servizi e strumenti che contribuiscono al mantenimento del massimo livello di benessere e salute.
A seconda dei bisogni espressi dalla persona da assistere e in relazione alla tipologia concreta di prestazioni da erogare, l’assistenza domiciliare può essere ricondotta ad un servizio sociale oppure ad un servizio sanitario.
l’assistenza domiciliare riconducibile al comparto sanitario viene erogata quando occorre rispondere a bisogni di tipo sanitario, ovvero quando occorre prendersi cura, riabilitare o prevenire l’insorgere di malattie. In questo caso le prestazioni vengono erogate da personale sanitario (medici, infermieri, fisioterapisti e così via).
Questo tipo di assistenza viene solitamente definita Assistenza Domiciliare Integrata proprio per evidenziare come con questo tipo di servizio vengono integrate e fornite prestazioni sia di rilevanza sanitaria che socio-assistenziale.
l’ente pubblico competente ad erogare questo tipo di servizio socio-sanitario è l’Azienda Sanitaria Locale, presso cui il cittadino deve rivolgersi per poter chiedere l’assistenza necessaria. Al fine di consentire l’accesso e valutare i presupposti per l’erogazione del servizio presso ogni distretto Asl sono stati istituiti degli specifici Centri per l’assistenza Domiciliare (c.d. Cad) che costituiscono pertanto il punto di riferimento per le famiglie in tema di domiciliarità delle cure. Questi uffici hanno anche il compito di coordinare l’assistenza domiciliare di carattere sanitario con quella di carattere prettamente socio-assistenziale.
l’assistenza domiciliare integrata, rientrando tra le prestazioni di carattere socio-sanitario, viene regolamentata nell’ambito della normativa sanitaria nazionale e regionale. Questo significa che per capire quali siano le prestazioni domiciliari che il servizio sanitario pubblico può erogare occorre fare riferimento ai c.d. Livelli Essenziali delle Prestazioni di Assistenza Sanitaria (c.d. LEA) fissati a livello statale e regionali.
Questo significa che, a parte alcune prestazioni fissate come livello essenziale dallo Stato con normativa nazionale, occorre far riferimento ai vari sistemi sanitari regionali per sapere quali prestazioni si possono richiedere.
Nel nostro territorio nazionale esiste quindi una forte disomogeneità tra un territorio ed un altro non solo per quanto riguarda le prestazioni erogabili a spese del servizio sanitario pubblico, ma anche per quanto riguarda le procedure di accesso.
Non tutte le Asl infatti hanno un centro specifico di accesso (c.d. C.a.d.). E non tutti i distretti socio-sanitari seguono delle procedure omogenee. In ogni caso il primo passo da fare è quello di rivolgersi al proprio medico di base, la cui prescrizione in termini di bisogno di assistenza domiciliare è spesso un presupposto sufficiente per richiedere l’attivazione del servizio alla propria Asl.
l’assistenza domiciliare integrata può essere erogata direttamente dalla Asl con proprio personale sanitario oppure da altri enti (anche privati) accreditati. Esistono poi Regioni, come la Lombardia, dove il servizio viene erogato attraverso il sistema dei voucher. Con questo sistema il cittadino, sussistendone i presupposti, può chiedere alla propria Asl un buono (voucher) di un determinato valore, che varia a seconda dell’intensità dei propri bisogni assistenziali. Con questo buono il paziente potrà rivolgersi a tutta una serie di enti accreditati (dallo stesso servizio sanitario pubblico) per “comprare” ed ottenere le prestazioni domiciliari di cui ha bisogno.
Oltre alla Assistenza domiciliare integrata (di carattere socio-sanitario) esiste, come accennato all’inizio dell’articolo, un altro tipo di servizio domiciliare. Si tratta dell’assistenza domiciliare erogata dai Servizi Sociali del Comune. Essa non risponde a bisogni prettamente sanitari e non necessita di personale medico o infermieristico. Questo tipo di assistenza rientra tra i c.d. servizi sociali socio-assistenziali.
Obiettivo di questo tipo di servizio è la prevenzione dell’istituzionalizzazione degli utenti attraverso il recupero ed il mantenimento dell’autonomia personale e i rapporti sociali, nonché il miglioramento della qualità della vita.
Solitamente le prestazioni erogate attraverso questo servizio sono: igiene personale, aiuto nel consumare i pasti, aiuto nel movimento, pulizie e riordino  casa, lavaggio biancheria, stiratura, miglioramento nel confort dell’abitazione, gestione di attività extradomestiche (come ad esempio il pagamento delle bollette, accompagnamento a visite mediche).
Non trattandosi di una prestazione sanitaria, questo tipo di servizio ha una regolamentazione differente rispetto l’assistenza domiciliare integrata. In primo luogo sino ad oggi non è stata emanata alcuna normativa nazionale che abbia fissato il Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (c.d. L.e.a.s.)  e pertanto per l’assistenza domiciliare “sociale” non esiste alcuna normativa nazionale che ne determini un livello minimo di erogazione in caso di bisogno. In mancanza di una regolamentazione nazionale occorre quindi far riferimento alle diverse normative regionali in materia di servizi sociali.
Senonchè non tutte le Regioni hanno chiaramente fissato un livello di prestazioni minimo uniforme, per cui spesso occorre far riferimento alla regolamentazione dei Comuni singoli oppure associati. Nel primo caso occorre far riferimento al regolamento comunale per l’accesso ai servizi sociali. Nel secondo caso (Comuni associati) la regolamentazione dei criteri di accesso al servizio sarà contenuta nel c.d. Piano di Zona.
Anche per questo tipo di assistenza domiciliare l’accesso al servizio avviene su specifica istanza sottoscritta dall’interessato o da un suo rappresentante legale (tutore, amministratore di sostegno, procuratore generale o speciale) e fatta pervenire al Comune di residenza.
La richiesta viene poi valutata dall’Assistente sociale di zona attraverso una istruttoria che spesso prevede uno o più colloqui con la persona beneficiaria ed almeno una visita domiciliare.
Se l’Assistente sociale ritiene che vi siano tutti i presupposti richiesti dal regolamento comunale o dal Piano di Zona comunica al beneficiario o al suo rappresentante legale l’attivazione del servizio.
Queste sono in poche parole le peculiarità e gli aspetti più importanti dell’assistenza domiciliare nelle sue due articolazioni sociale e sanitaria.
Prima di concludere  vorrei però evidenziare alcune criticità legate ai servizi domiciliari.
In primo luogo la mancanza di una regolamentazione nazionale delle prestazioni sociali comporta oggi una profonda mancanza di omogeneità tra i diversi territori. E’ molto probabile che una persona anziana residente in un Comune possa non riuscire ad accedere al servizio a differenza di un’altra persona anziana residente in un altro Comune a pochi chilometri di distanza. In poche parole il contenuto del servizio non è uguale su tutto il territorio nazionale.
In secondo luogo la mancanza di una fissazione di Livelli Minimi di prestazioni sociali non consente di avere un criterio chiaro e certo per valutare l’adeguatezza della prestazione erogata dal Comune. Non esiste alcuna norma che riconosca un numero minimo di ore di assistenza con il risultato che in caso di assegnazione di un numero di ore di assistenza insufficienti a coprire i bisogni non abbiamo alcun riferimento normativo specifico cui appellarci per contestare l’ente locale.
In terzo luogo in molti distretti territoriali manca una regia unica a livello territoriale da parte di un soggetto in grado di garantire un’omogenea valutazione dei bisogni, una presa in carico globale integrata e continuativa dei bisogno sociali e sanitari.

un’ultima ma non meno importante criticità riguarda infine il costo dell’assistenza domiciliare. Mentre per quella integrata non ci sono molti problemi in quanto rientra tra le prestazioni sanitarie erogate a carico della Asl, l’assistenza domiciliare “sociale” ha invece un costo che la legge consente di trasferire parzialmente sui beneficiari.
A questo proposito è importante ricordarvi che in Italia da anni esiste un diffuso contenzioso tra famiglie e Comuni relativo proprio alle modalità di compartecipazione al costo dei servizi. Questo contenzioso è dovuto principalmente alla mancata applicazione da parte degli enti locali della norma che impone l’utilizzo dell’Isee della singola persona anziana (art. 3 comma 2 ter Decreto Legislativo 109.1998) per quantificarne la sua compartecipazione.