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Non sarà certo un architetto a parlarvi di problemi articolari, di artrosi e di artriti (a questo proposito potete leggere l’interessante e approfondito articolo del nostro esperto Massimo Tanzi), ma quando la prevenzione di queste problematiche dipende anche dalla scelta giusta degli oggetti d’uso, ecco che questo suscita l’interesse del progettista-designer.
  L’etimologia del termine greco riconduce invece alla “amministrazione della casa” e si riferisce a un uso razionale dei mezzi (non solo il denaro) per ottenere il massimo vantaggio con il minor dispendio, specie là dove – in quasi tutti i casi della vita – le risorse sono limitate. In questo senso, capiamo il significato di “economia articolare“: di fronte a problemi di salute che colpiscono le articolazioni, specie quelle della mano, diventa importante non solo la cura farmacologica, ma anche mettere in atto semplici strategie per prevenire l’aggravarsi del problema.
Soprattutto quando si iniziano ad avvertire difficoltà alle articolazioni – succede spesso tra gli anziani, ma non solo tra loro – è importante imparare a svolgere le azioni quotidiane in modo corretto utilizzando oggetti giusti. Come sempre, prevenire è (sarebbe) meglio che curare.
L’obiettivo dell’economia articolare è di minimizzare gli sforzi e l’affaticamento delle articolazioni: sono importanti le posture, l’attenzione nello spostamento dei pesi e il contenimento dei movimenti di forza, l’uso delle leve, la scelta di impugnature che permettono di non affaticare la presa della mano.
Proprio su questi aspetti il design diventa importante: la forma degli oggetti, lo studio di prodotti ergonomici, adeguati all’uomo, dipende dal designer che dà forma e contenuto agli oggetti di uso quotidiano, anche per offrire strumenti che permettono di evitare movimenti scorretti e gravosi.
Esistono oggetti – poco promossi e poco conosciuti – che possono risultare utili allo scopo: non si tratta di oggetti speciali, o con caratteristiche particolari, ma di oggetti “pensati”, oggetti che potremmo definire “furbi” e che aiutano a compiere meglio le azioni di tutti i giorni.
Guardiamo innanzitutto ai casalinghi, ossia agli oggetti che utilizziamo in cucina o al momento del pasto: tra questi ve ne sono di molto utili che però non appartengono necessariamente alla categoria degli ausili.
Su questo tema è utile richiamare quanto già abbiamo detto: esiste una distinzione di natura mentale/culturale tra utensili e ausili, che per il design e l’ergonomia non ha invece senso. In questi ambiti, infatti, tutti gli oggetti sono studiati e realizzati dall’uomo per svolgere meglio le “azioni del quotidiano”, per migliorare le proprie capacità, per ridurre lo sforzo necessario a compiere un gesto.
La distinzione tra utensile e ausilio è legata più che altro a ragioni di mercato: i casalinghi sono distribuiti in negozi e centri commerciali, mentre gli “ausili” vengono venduti in negozi che appartengono al modo dei prodotti sanitari. Con il risultato che lo schiaccianoci ce l’abbiamo tutti, mentre non utilizziamo i coltelli con il manico ergonomico. Anzi, spesso rifiutiamo di usare alcuni oggetti non perché non risultano comodi o utili, ma perché ci sentiamo “marchiati” dall’usare un prodotto che consideriamo “per disabili”.
Fatta questa premessa, possiamo considerare alcuni oggetti che rispondono alle indicazioni dell’economia articolare. Cercheremo di analizzare non solo gli ausili, ma di mettere in evidenza gli oggetti che, reperibili sul mercato, hanno bisogno di essere scoperti (o riscoperti!) in ragione dell’effettiva utilità che possono avere.
Utensili a pinza, per ridurre lo sforzo
Conosciamo tutti, e utilizziamo quando serve, lo schiaccianoci: non sarebbe ragionevole (e agevole) aprire la frutta secca con le mani. Forse però non sappiamo che esiste uno schiaccianoci da tavolo: lo appoggio sul tavolo, metto la noce e schiaccio, come si vede nella foto a sinistra.
Sfruttando lo stesso principio – quello delle leve, scoperto dal grande Archimede nel II sec a.C. – esistono gli apribarattoli (foto a destra), con una presa a pinza che si adatta alle diverse dimensioni dei tappi di vasetti e bottiglie. Guardate ad esempio la piccola pinza di plastica colorata per aprire le bottiglie dell’acqua: si trova al supermercato a costo molto contenuto. Per aprire i barattoli, ma con un principio diverso, esiste anche, come riprodotto nella foto, un ausilio in gomma morbida, di forma conica, che appoggiato sul tappo facilita la presa e l’apertura. Si tratta di un oggetto che, proprio per il fatto di essere relegato tra i prodotti “speciali” è poco conosciuto dal grande pubblico (e di conseguenza viene offerto ad un prezzo più alto!)
Afferrare in modo comodo, sicuro e non faticoso
Quando la mano “ha i suoi anni” può diventare un problema esercitare una presa molto serrata, di oggetti piccoli, per lo sforzo che ricade tutto sulla punta delle dita. Pensate a come afferriamo un calice di spumante. Allo stesso tempo può essere difficoltoso afferrare tutto il bicchiere (il classico bicchiere di vetro da tavola),
perché troppo grande per la mano e quindi difficile da stringere con una presa sicura.

Nasce quindi l’esigenza di avere impugnature adeguate alla presa della mano, non troppo strette né troppo grosse. Per i bicchieri esistono soluzioni dedicate (vedi la foto a sinistra) ma si possono trovare, nei comuni negozi di oggetti per la casa, bicchieri a calice con un’impugnatura non troppo sottile. Il primo, in materiale plastico, è anche infrangibile (e in alcuni casi può essere utile),
mentre il secondo, però, è più gradevole e può essere facilmente far parte delle stoviglie di casa.

Un discorso analogo può essere fatto con le posate (foto a destra),
anche se il mercato offre meno possibilità di scelta e i prodotti disponibili si trovano principalmente nel modo degli ausili. In alcuni casi, la creatività degli utenti e dei terapisti mette in atto soluzioni di “design spontaneo”, come utilizzare tubi in materiale plastico spugnoso (gli stessi che vengono adoperati in edilizia per isolare le tubature) per creare delle impugnature più grosse e morbide.

Sbucciare senza sforzare le dita
Il coltello è stato uno dei primi utensili dell’uomo, a volte però richiede movimenti precisi, articolati e difficoltosi, con un lavoro pollice/indice non indifferente. Una soluzione alternativa ce l’abbiamo sotto gli occhi: il pelapatate (foto a sinistra). È un utensile che conosciamo, basato su una strategia diversa per sbucciare e che, nel modello con la lama trasversale all’impugnatura, non richiede movimenti del polso particolari né sforzo nelle dita. Pensando al suo nome, riteniamo che serva solo per le patate, invece può essere utilizzato con soddisfazione anche per sbucciare una mela, un kiwi o un altro frutto.
Davanti a un problema il design (progetto) si applica e cerca di trovare una soluzione, anche se non ne esiste una perfetta, bensì si tratta sempre di uno sforzo in progress. Questo compito, però, non spetta solo al progettista, ma a tutti noi, sia nel trovare delle soluzioni “furbe” sia nel comunicarle agli altri contribuendo a diffondere le piccole e grandi scoperte che semplificano la vita.

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