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Hospice, per stare insieme fino alla fine

Quando si avvicina il momento di dire addio a una persona amata che sta morendo, si vorrebbe avere almeno il tempo per parlarle ancora un po’ con il cuore aperto; non sempre però si ha la possibilità di salutarsi. Qualcuno, invece, questo straziante privilegio ce l’ha, com’è successo a Mina Welby che ha voluto condividerlo con il pubblico del programma televisivo Vieni via con me. Il suo Piergiorgio le ha detto delle cose nel suo ultimo giorno che questa minuta signora altoatesina ha letto con voce ferma e un leggero sorriso, convinta com’è ancora oggi di essere stata sempre felice accanto a lui. Del resto, secondo Mina Welby niente accade per niente e se è toccata a lei questa prova, era perché, da qualche parte, lassù, si era capito che aveva la forza per affrontarla. Non tutti, però, hanno lo stesso coraggio della signora Welby: proprio a questo scopo sono nati gli hospice, luoghi in cui ci si prende cura non solo della persona morente, ma anche dei familiari.
Dell’argomento parla Luciana Quaia nell’articolo che pubblichiamo oggi nell’area Magazine, settore Salute e Assistenza. La nostra esperta si sofferma sulle origini storiche e legislative di queste strutture, ma soprattutto ne ricorda le finalità di fondo: dare la possibilità al malato e ai suoi legami più importanti di vivere “il tempo del congedo” in un’atmosfera il più possibile rassicurante e intima. Solo in questo modo, si potrà favorire tra loro quel tipo di dialogo aperto, come quello che hanno avuto Piergiorgio e Mina, che è destinato a lasciare tracce indelebili in chi sopravvive alla perdita.
A voi è capitato di vegliare un parente negli ultimi giorni? Che ricordi avete di quei momenti? Leggete l’articolo e poi diteci la vostra: come sempre, accoglieremo le vostre parole con molto rispetto.

Leggi l’articolo di Luciana Quaia

6 risposte a Hospice, per stare insieme fino alla fine

  • Delle volte la morte ha così fretta di portarsi via il tuo congiunto che va più veloce della malattia. Non hai il tempo di organizzarti, non hai il tempo di credere, di capire, di accettare. Vorresti dire ma non puoi, non puoi ammettere, non vuoi sapere. Non ascolti più nemmeno i medici, non ti aggrappi a nulla perchè il nulla eterno è già tracciato, lucidi sino alla fine. Con la voglia di fare sempre e di avere un domani al quale demandare il cosa dirsi e il da farsi. Si ci sono passato. E’ difficile comprendere e spiegare la morte. Lo sai ma non lo sai, e non lo sa nemmeno il tuo congiunto. E’ inimmaginabile credere che non esista domani, ma delle volte il male e il dolore sono talmente aggressivi che ci si guarda solo negli occhi per capirsi e capire la paura del non essere. Si è un unico corpo che perde una parte. Delle volte non c’è dolore che valga la pena di morire, altre non c’è piacere che valga la pena di vivere. Ci si perdona tutto, ci si ama, si pensa ai momenti della salute e ci si riempie gli occhi di nostalgia. Lasciarsi quando si è consci e lucidi di quel che sta accadendo, è più atroce del male più atroce. Non ci sono zone d’ombra, non ce n’è più ragione, ci si dice quello che non ci si è detti in una vita per lasciarsi in pace. Piccoli segreti e piccoli dubbi, ci si scambia i messaggi in bottiglia che non ci si è mai detti nel mare della vita. I discorsi alla fine diventano rarefatti e rarefatto è il tempo. Arriva il treno e il fischio e l’ultima chiamata, con la promessa di rincontrarsi da qualche parte lassù. Teniamoci in contatto … almeno nella memoria. ciao.

  • gentile alarico, la ringrazio per averci reso partecipe di quella che ritengo essere la più terribile delle esperienze che la vita ci propone: la perdita della persona amata. Ognuno di noi sa che prima o poi arriva il banco della prova, ma siamo ben attrezzati per difenderci dall’angoscia che la sola immaginazione scatena. Quando poi accade, come lei stesso scrive, il dolore è aggressivo, è violento, insensibile, toglie il respiro. Crolla non solo una parte del corpo unico che con l’altro si era formato, ma anche la voglia di pensarsi soli alle prese con i giorni che non saranno più come prima. Nella sua testimonianza c’è però anche un grande messaggio che smussa gli spigoli del dolore: quel dirsi, raccontarsi, svelarsi messaggi in bottiglia che non si ha mai avuto il tempo di confidare, dando per scontato che vivere insieme fosse già un contenitore sufficiente per comprendere tutto l’uno dell’altro. Su quel treno il viaggiatore che parte ha sempre con sé una valigia e l’ultimo saluto vi aggiunge attraverso misteriose alchimie l'”essenza” della storia di vita. Un viatico prezioso per un tragitto così lontano. Per chi resta alla stazione, davanti al binario vuoto, i ricordi saranno in balia di turbolente oscillazioni. Nostalgia, tristezza, rimpianto, sì, certo, ma arriverà il tempo anche per l’emersione delle conquiste, delle gioie, gli allegri momenti che ogni storia d’amore accumula nel diventare grande. Anche questo, come la valigia, è un patrimonio indelebile che nessuno potrà toglierle.
    Grazie ancora e cari auguri

  • Quando si sta bene è facile non pensare al momento in cui la vita sta per finire, ma tante persone si trovano in queste condizioni. Sono stata a contatto, purtroppo, con questa realtà e credo che l’hospice sia davvero qualcosa di importante, come si dice nell’articolo, soprattutto per la persona, ma non solo, è fondamentale anche per i familiari vedere che si sta facendo il possibile perchè il passaggio possa avvenire nel modo migliore: attraverso la vicinanza di persone care, ma anche di persone che hanno cuore e che sanno ogni giorno confortare ed aiutare.
    l’hospice è, a mio parere, uno dei più importanti strumenti a disposizione oggi.

  • Io credo che l’hospice sia un’arma a doppio taglio, nel senso che da una parte è sicuramente positivo. Essere a contatto costantemente, infatti, con figure specializzate è motivo di sicurezza e forza, e rafforza la consapevolezza di non essere soli.
    A mio parere questi centri hanno anche un margine di negatività che va ad intaccare la condizione psico-emotiva del malato.
    Provando ad immedesimarmi in quest’ultimo, posso immaginare quanto dall’altro sia scoraggiante e demoralizzante ritrovarsi ad essere “chiuso” in questi centri, in cui minuto dopo minuto cresce nella persona terminale la sicurezza di non avere più speranze.

  • Buongiorno,
    penso che l’Hospice sia un’importante evoluzione della medicina ma anche un progresso a livello umano. Nella nostra società la morte risulta un argomento che spaventa e intristisce l’uomo ma è proprio in questi momenti che dobbiamo ricordare di quanto sia preziosa la vita e di come vada goduto ogni singolo attimo. Ciò può avvenire attraverso gli Hospice che sono in grado di regalare momenti felici ed unici anche di fronte a situazioni drammatiche, utilizzando valori semplici come una parola, una carezza, un sorriso o semplicemente un aiuto pratico nelle attività quotidiane.
    Sono tanti i momenti importanti di una vita e penso che questi possano essere vissuti fino alla fine dei nostri giorni.

  • ho vissuto questi attimi ma non sono stata capace di adempiere a quanto mi si chiedeva perche’ non ho accettato quello che accadeva e ho nascosto questa realta’ mantenendo i miei soliti comportamenti anche aggressivi talvolta. Il mio uomo si consumava dilaniato dal male ma fino all’ultimo progettava la nostra vita di coppia pensando al figlio che avremmo avuto. Io lo vedevo trasformarsi ma per me era solo una metamorfosi, non l’inizio della fine. Ora sono consumata dal rimorso di non averlo abbracciato mentre mi lasciava perche’ fino all’ultimo gli ho urlato di alzarsi da quel letto, e non gli ho detto quanto lo amavo. Ora lo urlo al vento ma e’ tutto inutile. Mi resta solo il ricordo del suo sguardo disperato e la rabbia per quello che e’ successo.

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