
La galanteria di
Pietro Calabrese non sembrava affatto di maniera: nella sua rubrica “Moleskine” sul
Magazine, poi ribattezzato Sette, la rivista con i programmi tv allegata tutti i giovedì al
Corriere della Sera, parlava spesso delle
donne con fascinazione sincera. Facile per la penna di un giornalista come lui, di vecchia scuola, direte voi: invece no, non si può dare niente per scontato, neanche
le origini siciliane dei suoi genitori (Calabrese, invece, era nato a Roma, anche se poi ha trascorso infanzia e adolescenza a Palermo) bastano a spiegarne i toni solari e sanguigni con cui parlava delle
rughe della moglie e delle amiche non più giovani, eppure così belle. Sono stati proprio i suoi
omaggi alla bellezza muliebre matura a spingere noi di
Muoversi Insieme a scrivergli all'indirizzo email riportato sul giornale chiedendogli se avesse voglia di farsi intervistare. Ci piaceva infatti che dicesse chiaro e tondo che
le donne con qualche anno in più sono splendide e che chi dice il contrario non capisce granché. Calabrese non si è fatto pregare: pochi giorni dopo aver ricevuto la nostra proposta, ci ha risposto di sì, ponendo solo il problema del giorno e dell'orario della chiacchierata. Con entusiasmo l'abbiamo esortato a fissarli lui, purtroppo invano. Probabilmente la malattia l'aveva già riafferrato condannandolo a centellinare gli impegni. Il brevissimo scambio tra noi ci ha insegnato comunque qualcosa: l'umanità è una dote innata, solo dopo arriva il mestiere. Quest'ultimo l'ha spinto, con un'intuizione dolorosamente felice, a raccontare del
male che
se l'è portato via sabato scorso, calandosi nei panni del suo
alter ego Gino. Solo che Gino sembrava che stesse riuscendo a mandarli via, i pipistrelli nello stomaco, per la felicità di tutti i lettori di Sette che si erano appassionati a questa vicenda, che sta per diventare
un libro. Chissà quanti si saranno commossi quando hanno capito come stavano davvero le cose. Eppure,
Pietro-Gino ha vinto lo stesso, perché è riuscito a entrare nel cuore della gente, con la bellezza, l'amore, la vita e, perché no, anche la morte, che è l'altra faccia del nostro irripetibile cammino. Da
Muoversi Insieme,
un profondo grazie.