
È inutile cercare
Marco Presta nel protagonista del suo romanzo
Un calcio in bocca fa miracoli (
a sinistra, la copertina del libro). Il popolare conduttore radiofonico, voce insostituibile, con quella di Antonello Dose, del
Ruggito del Coniglio su
Radiodue dai lontani anni Novanta, non nega, com'è ovvio, che c'è anche un po' di lui nel bisbetico ultrasettantenne romano; ma c'è anche qualcosa di suo nonno, noto ladro compulsivo di penne come il suo personaggio, e, guarda un po', anche di
Enrico Vaime.
Del notissimo volto della radiotelevisione italiana Presta parla come di un “padre putativo”, di più, di “un maestro d'ascia”. Chissà se Vaime ha apprezzato di essere ritratto come un vecchietto per nulla empatico (almeno all'apparenza) neanche con la figlia che un giorno gli piomba in casa in preda a una crisi matrimoniale. Da una situazione simile è già passato
l'alter ego del nonno di Presta e Vaime (e vari altri anziani molto simpatici, come precisa lo stesso autore), ma l'esperienza non l'ha fatto maturare granché. Finché il suo carissimo amico Armando, l'altra faccia del protagonista, buono oltre ogni umana comprensione, non lo coinvolge in un folle e straordinario progetto... fin qui, a grandi linee, la trama di un libro sincero e commovente, politicamente scorretto e insieme poetico, ottimo anti-depressivo per tutti, ma soprattutto per chi teme la vecchiaia e la solitudine. Nell'area interviste, invece, il risultato della
nostra chiacchierata con Marco Presta, che ne spiega la genesi e l'eventuale destino... al cinema!
Buona lettura.
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