
Già adesso, per sostenere le cure di un
malato di Alzheimer, occorrerebbero in Italia circa 60 mila euro all'anno. In futuro, potrebbe servire molto più denaro, dal momento che gli anziani che ne saranno affetti sarebbero destinati ad aumentare. E tuttavia, le contro-misure necessarie per venire incontro alle esigenze di una vera e propria
“generazione Alzheimer” sembrano ancora lontane. Dell'argomento parlava
un articolo pubblicato qualche settimana fa dall'inserto di
Salute del
Corriere della Sera.
Lo spunto di attualità era
il Rapporto mondiale sull'Alzheimer, che ha calcolato quanto peserebbe in termini di
Pil la spesa per la malattia che ruba la memoria. Ebbene, se quest'ultima fosse una nazione, si guadagnerebbe il diciottesimo posto nella classifica delle più “ricche” e sarebbe in grado di produrre l'1% del Pil mondiale.
Il rapporto americano è noto già da settembre dello scorso anno ed è per questo motivo che
Barack Obama – scrive sempre l'articolo del
Corsera – ha pensato a una legge che coordini il sistema pubblico e privato per fornire la migliore assistenza possibile ai malati di Alzheimer e delle altre demenze. E
l'Italia? Da noi ci sono già dal 2000 le “Unità di valutazione Alzheimer” (in sigla, Uva), ma secondo la Federazione Alzheimer Italia sarebbero meno di quelle previste dalla legge (circa 503 contro le 700 ipotizzate) e molto disomogenee tra loro quanto a funzionamento.
Come fronteggiare l'emergenza prossima ventura, quindi? Mettendo in campo
nuove risorse, dicono le associazioni impegnate nel sostegno alle famiglie dei malati.
Voi che cosa ne pensate? Raccontateci la vostra esperienza, vi aspettiamo.