
Come già ricordato da
Luciana Quaia,
gli oggetti della nostra vita hanno un legame con noi che va ben oltre
la loro semplice utilità. Quando, però, il loro funzionamento ci sembra
troppo complicato, è difficile che la relazione psicologica possa
scattare, non sempre per colpa nostra. La difficoltà a decifrarli
potrebbe infatti dipendere da un errore di progettazione. Sull'argomento
si sofferma
Giovanni Del Zanna, nell'articolo pubblicato oggi nell'area
Magazine, settore
Design e oggetti.
Non dobbiamo vergognarci, rassicura il nostro architetto, se per caso, davanti a una porta con tanto di cartello d'avviso sulla zona maniglia, anziché tirarla, la spingiamo. Spesso, infatti, è proprio l'indicazione raffigurata in genere in un pittogramma a non essere chiara. Il problema diventa ancora più evidente con
gli oggetti tecnologici, di per sé già complessi.
Per fortuna, aggiunge l'esperto, negli ultimi anni si sono fatti molti progressi, anche se la strada del
dialogo tra gli oggetti e l'uomo ha bisogno di miglioramenti continui. Lo testimonia il fatto che per molti progettisti continua a essere un importante punto di riferimento
“La caffettiera del masoschista”, un libro scritto dall'architetto
Donald Norman nel 1998.
Del Zanna ne spiega il titolo e le possibili applicazioni interessanti anche per i non addetti ai lavori, se non altro nel diventare più consapevoli delle ragioni per cui
“parliamo” con gli oggetti... soprattutto quando non sappiamo farli funzionare!
Succede anche a voi di
perdere la pazienza con le istruzioni di un vostro oggetto? Ditecelo, avrete la nostra comprensione!
Leggi l'articolo di Giovanni Del Zanna