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22-02-2011 - Scritto da: Sofia


Riabituarsi al silenzio, per dialogare davvero


Per mettersi davvero in dialogo con gli altri e con la natura, bisogna imparare a stare zitti. Solo nel silenzio, infatti, riusciamo a cogliere a fondo le parole (e i non detti) di chi ci sta aprendo il suo cuore e le sfumature del paesaggio che stiamo osservando. Il problema è proprio riuscire a tacitare noi stessi e i rumori sempre più insistenti che ci circondano. Per fortuna, imparare è sempre possibile, come racconta Paolo Ferrario nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area Magazine, settore Socialità.
Il nostro sociologo cita la recentissima Accademia del Silenzio, che sta cercando proprio di creare “zone franche” dal frastuono in città come Milano e Torino. Al rumore si unisce molto spesso anche l'eccesso di velocità cui ci obbligano il lavoro, le tecnologie e la comunicazione di massa. Ristorare la mente e rielaborare le informazioni con calma è dunque difficile anche per chi non vive nelle metropoli. Per riabituarsi al silenzio, l'esperto suggerisce perciò alcuni esercizi, all'apparenza molto semplici. Nella pratica, i più avvantaggiati nel processo di recupero del silenzio interno ed esterno sarebbero per l'autore dell'articolo proprio gli anziani, in particolare chi tra loro ha a disposizione molto tempo libero e una buona salute. In estrema analisi, sottolinea Ferrario, per capire il valore più vero del silenzio non bisogna aver paura della noia.
Voi come la pensate? Riuscite a non affollarvi di impegni e di rumori? Siete capaci di mettervi davvero in ascolto degli altri? Raccontateci la vostra esperienza: non vi interromperemo!

Leggi l'articolo di Paolo Ferrario

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Tags:  Silenzio / dialogo / velocità / noia / anziani


Commenti:
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Scritto da: Ada
Ora mi alzerò e andrò alla finestra. Due minuti di silenzio contemplativo su Monte Morello, gli alberi, il verde scuro che da il nome al monte, poche case che spuntano, respirerò e poi riprenderò... meglio
Grazie del suggerimento.
Stannah - Muoversi Insieme

Scritto da: Paolo Ferrario
gentile ada per noi che siamo anche persone internettiane e che, per lavoro e talvolta dipendenza (nel mio caso è così), stiamo molto sul trittico tastiera/schermo/mouse alzarsi e guardare fuori divento un esercizio quasi spirituale. qui di fronte a me c'è la "spina verde": una collinetta che contorna la parte sud di como. fra un attimo vado a fare anch'io quel momento di totale inattività. e suggerisco di fare altrettanto a chi leggerà queste parole. ogni città, anche la più caotica ha scorci che portano nel silenzio grazie per il commento.
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Scritto da: Paolo Ferrario
gentile ada
per noi che siamo anche persone internettiane e che, per lavoro e talvolta dipendenza (nel mio caso è così), stiamo molto sul trittico tastiera/schermo/mouse alzarsi e guardare fuori divento un esercizio quasi spirituale. qui di fronte a me c'è la
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Scritto da: gigi
Queste osservazioni sul silenzio mi hanno ricordato la tromba che per anni ha segnato la mia gioventù militare con il silenzio, dopo una giornata a volte frustrante e caotica. Un momento di straordinaria spiritualità indispensabile per fare il punto della giornata e prepararsi al domani.
Oggi è molto difficile, vivendo nel caos cittadino, avere, anche prima di addormentarsi veri momenti di .....
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Scritto da: Paolo Ferrario
gentile Gigi,
purtroppo il suo commento è giunto incompleto
poichè anch'io appartengo alla generazione che ha fatto la leva militare, ricordo con la stessa intensità emotiva quei momenti.
lei dimostra che l'arte di ottenere il silenzio è quello di costruirsi attorno uno spazio ambientale ed emotivo. meglio ancora se sostenuto da un elemento rituale, come quello della vita collettiva tanto contraddistingue la vita di caserma
ci spiace che il suo commento manchi del finale. se lo desidera e si ricorda le cose che voleva dire scriva pure a p.ferrario@tin.it e Muoversi Insieme lo pubblicherà per esteso.
grazie al ei e buoni giorni

Stannah - Muoversi Insieme

Scritto da: Gigi
Ciao Paolo,il mio commento completo era questo: Queste osservazioni sul silenzio mi hanno ricordato la tromba che per anni ha segnato la mia gioventù militare con il silenzio, dopo una giornata a volte frustrante e caotica. Un momento di straordinaria spiritualità indispensabile per fare il punto della giornata e prepararsi al domani.Oggi è molto difficile, vivendo nel caos cittadino, avere, anche prima di addormentarsi veri momenti di "silenzio" per poter riflettere in pace. Un allarme che scatta, la sirena di un'ambulanza, il vicino sordo che tiene la TV ad alto volume, ecc.. Anche da casa mia si vede il Monte Morello, ma contrariamente ad Ada, se apro la finestra entrano gas di scarico, e rumori molesti. Per fortuna che ogni tanto vado nella casa al mare, cosa che farò anche domani, per ritonificarmi e godermi "pace e silenzio" cercando di vivere "lentamente".Comunque caro Paolo grazie per queste utili riflessioni che sicuramente ci aiutano a sopravvivere.
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Scritto da: Paolo Ferrario
caro gigi, effettivamente è difficile crearsi spazi di silenzio ambientale dentro i flussi sonori della modernità produttiva. ieri ho acquistato anche una cuffie insonorizzante per ascoltare la buona musica (e tu, vecchio jazzista di cultura sai quanto è bello): ora mi viene in mente che può anche servire per ridurre il rumore e fare quegli esercizi di silenzio alla finestra
ma per un ascoltatore di musica c'è un'altro esercizio: soffermarsi sulle pause che i grandi improvvisatori costruiscono dentro lo swing, o per ispirarsi o per passare il suono al collega di trio
è stato un grande piacere incontrarti qui.
arileggerci, allora
paolo ferrario
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