
Hanno più di cinquant'anni, prima erano casalinghe, oppure sono single o con marito disoccupato: è l'identikit delle
nuove badanti “made in Italy”, ossia
nate nella Penisola,
a differenza delle straniere in genere più giovani e con titolo di
studio superiore rispetto alle colleghe cresciute all'ombra del
Tricolore. A dirlo, è il
Censis, citato in
un articolo de La Repubblica di qualche giorno fa, insieme con le
Acli Colf e la
Fondazione Migrantes.
Come si spiega, dunque, il fenomeno delle badanti “nostrane”?
Tutti gli enti citati dal pezzo lo confermano: dalla
necessità. C'è chi, per esempio, è rimasta vedova all'improvviso con il mutuo da pagare e chi, stretta dalle difficoltà economiche, vorrebbe ritornare nel mondo del lavoro dopo una vita passata ad accudire i figli ormai grandi ma non riesce a trovare “niente di meglio”. Molte di loro, infatti,
si vergognano di fare le badanti, analogamente a come capita agli altri italiani che hanno ricominciato a frequentare i corsi per muratore accanto agli immigrati.
A differenza delle lavoratrici straniere, però, le italiane approdate all'assistenza familiare hanno un livello di istruzione più basso e non si può escludere che sia questa una delle ragioni che impedisce loro di trovare un lavoro più qualificato.
In verità,
curare un anziano è faccenda assai delicata, tale da richiedere
competenze specifiche oltre che una grande esperienza. Non a caso, le famiglie bisognose di aiuto per i loro vecchi spesso si rivolgono alle
straniere – l'articolo parla della stragrande preponderanza di lavoratrici provenienti dall'Est Europa – anziché alle italiane “fresche” di mestiere.
Voi che cosa ne pensate? Preferireste una badante italiana o una straniera?
In generale, che cosa vi aspettate da una lavoratrice cui vorreste affidare la cura del vostro genitore anziano?
Diteci la vostra, vi aspettiamo.