La pensione segna un passaggio indubitabile in una nuova fase della vita: per affrontarlo con lo spirito giusto, c'è chi sceglie di prendersi un periodo di pausa e partire. Il
“gap year” o
anno sabbatico, è una consuetudine consolidata per i neolaureati dei Paesi anglosassoni, ma da un po' di tempo è diventato di moda anche tra chi si è
appena messo a riposo e via via sta arrivando pure da noi. La notizia è stata riportata dal quotidiano
La Repubblica qualche giorno fa e meritava di essere ripresa per la vitalità che trasmette.
Lasciare il lavoro non vuol dire non avere più nessuna chance. Al contrario, anzi, solo chi ha
molto tempo libero può, oltre che
viaggiare per piacere, finalmente dedicarne almeno un po' agli altri, impegnandosi per esempio in progetti di
volontariato internazionale.
A richiedere l'aiuto dei neopensionati sono peraltro le stesse organizzazioni di volontariato, spesso a corto di
medici, fisioterapisti, ma anche di
architetti e geometri utilissimi per dotare i Paesi in cui operano delle necessarie infrastrutture. Un anziano che vada in questi posti, insomma, verrebbe impegnato (eccome!) proprio per la sua preesistente professionalità, quindi, chi se la sente, potrebbe sentirsi utile forse ancora più di quanto percepiva uno stipendio.
L'articolo del quotidiano romano suggeriva anche
una lettura per gli aspiranti “gappisti”, ossia il libro
“Mollo tutto e parto” di
Riccardo Caserini.
E voi che cosa ne pensate?
Avreste voglia di prendervi un anno sabbatico? Come lo spendereste? Diteci la vostra e... buoni progetti di viaggio!