
Che grande
miracolo sia
la vita può capirlo, probabilmente, solo chi ha rischiato di perderla. Di sicuro ne ha compreso l'immenso valore
Marina Romoli, appena ventidue anni, rimasta legata a un filo per ben sette giorni dopo l'incidente che l'ha sbattuta giù dalla sua
bicicletta. Marina era, è ancora, un'atleta, con una passione insufflatale direttamente con il latte materno. Nata nel paese di Giacomo Leopardi, Recanati, la giovane non sembra però rosa da malinconie né rancori per quel che le è capitato, per colpa di un'automobilista troppo imprudente che l'ha presa in pieno in una maledetta mattina di
inizio giugno scorso.
La sua storia, però, la racconta volentieri, come ha fatto poco tempo fa sul mensile
Ciclismo (Edisport editore), perché pensa che possa
servire d'esempio. In che modo? Per
evitare incidenti analoghi al suo, innanzitutto, ma anche per spingere chi si crede disperato a
non mollare.
I medici l'avevano data per spacciata, invece Marina sentiva tutto dal suo coma vigile, finché non è riuscita a gridare il suo ritorno alla vita il 9 giugno scorso, lo stesso giorno in cui è venuta al mondo nella tarda primavera del 1988.
Marina crede in Dio, per lei è l'artefice del suo abbraccio alla famiglia e al fidanzato dopo un incubo che sembrava eterno; ma
la giovane ciclista ha anche una grinta speciale, divinamente umana, la stessa con la quale sta affrontando durissimi allenamenti per ritornare in pista. Sì, perché questa ragazza dai riccioli bruni e un sorriso dolcissimo non ha alcuna intenzione di abbandonare la bicicletta e se anche non dovesse rialzarsi più, troverà un modo diverso, altrettanto coraggioso, per correre. E per vincere ancora.
Noi glielo auguriamo e tiferemo sempre per lei.
Grazie Marina, torna presto a farci sognare!