
La London School of economics ha prefigurato un futuro automatizzato in cui
infermiere e badanti saranno
sostituite da robot. La previsione si unisce all'analoga tesi proposta dal Massachusetts Institute of Technology di Boston, insieme con il Centro per gli studi monetari e finanziari di Madrid, che ha esteso
i rischi dell'automazione a un numero ancora maggiore di mestieri di bassa-media qualifica. Avranno ragione loro? Chi può dirlo: per ora, in Italia sembra proprio che si stia andando in un'altra direzione, a giudicare dal numero di
iniziative che cercano di avvicinare
gli anziani alle assistenti familiari di origine straniera utilizzate in maniera sempre più massiccia dalle famiglie italiane.
L'argomento è affrontato nell'articolo pubblicato oggi nell'area
Magazine, settore
Assistenza e salute. Leggendolo, vi accorgerete che nella maggior parte dei casi si cerca di
favorire il dialogo reciproco, a beneficio innanzitutto degli
anziani bisognosi di cure, ma anche delle stesse
badanti, che molto spesso hanno lasciato le famiglie di origine in un'età non più verde per problemi economici. Il rapporto che si crea con l'assistito potrebbe insomma funzionare ancora meglio se è preceduto da una
formazione ad hoc e da momenti di
confronto-incontro biunivoco.
Se fosse dunque vero quello che ipotizzano gli autorevoli studi sopra citati, sarà necessario
mandare a scuola di relazione anche i robot-assistenti? Magari, si avvereranno le fantasie futuristiche di
Stanley Kubrick o più simpaticamente del nostro
Alberto Sordi, per citare solo due tra i tanti film del Novecento che ne hanno mostrato
l'inusitata umanizzazione... Voi che cosa ne pensate?
Preferireste essere curati da un automa o da una persona che magari sia anche capace di farvi ridere? La risposta, immaginiamo, è scontata... ma non si sa mai, quindi scrivetecela!
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