
Sarà pur vera la previsione avanzata dalla
London School of economics che prefigura un futuro automatizzato in cui
infermiere e badanti saranno sostituiti da
robot, tuttavia per il momento la realtà italiana sembra andare (aggiungiamo per fortuna) in un'altra direzione. Le cosiddette badanti, meglio dette
assistenti familiari, sono in aumento al crescere del numero dei “grandi anziani” bisognosi di cure. Molte di loro si sono trasferite da noi da altri Paesi in un'età spesso non più verde, lasciando in patria figli e probabilmente genitori altrettanto anziani. Entrare in una nuova famiglia alle prese con problemi concreti dai forti risvolti psicologici è dunque piuttosto difficile, di qui le
iniziative sempre più frequenti
da Nord a Sud per favorire la conoscenza reciproca. Qualche mese fa
avevamo accennato al
corso di ballo per anziani e badanti organizzato in
Toscana e ancora prima ai
dvd distribuiti in
Veneto alle assistenti familiari e sulle lezioni di dialetto, unico idioma spesso adottato dalle persone più avanti negli anni. Di poco tempo fa è invece la notizia dell'inaugurazione a
Ferrara di una sorta di
ambasciata dell'Ucraina, per fare fronte alle esigenze delle cinquemila assistenti familiari originarie del Paese dell'Europa orientale. Ad
Anzio, nel Lazio, invece, si chiude proprio oggi la mostra bibliografica
Così vicine così lontane dedicata alla produzione libraria su tate, colf e badanti di ogni angolo del mondo. Chi non facesse in tempo a raggiungere la cittadina, può contattare
la Provincia di Roma per sapere in quali altri biblioteche gestite dall'ente continuerà a girare l'esposizione.
Un'altra strada sempre più battuta per incentivare il dialogo tra le assistenti straniere e gli assistiti sono
i corsi di formazione per badanti, come ad esempio quello partito da poco a
Porto Torres, in Sardegna o a
Volterra, in Toscana. In altri casi, come in
Val d'Aosta, la qualifica professionale si ottiene solo dopo tre anni dall'iscrizione obbligatoria in un registro ad hoc. In questo momento, nella regione di confine, le badanti regolarmente iscritte sono quasi 600. Circa 350 sono invece le lavoratrici straniere che si si sono rivolte in un anno allo sportello della
Caritas diocesana di Savona, aperto lo scorso anno per rispondere alle loro domande e problemi: per molte di loro, la lontananza dalla famiglia d'origine è un grosso cruccio non sempre compreso dai datori di lavoro.

Della difficoltà di selezionare adeguatamente il personale adatto ai propri “vecchi” parla anche
un interessante blog tenuto da un figlio alle prese con il genitore non più autosufficiente: in un post il curatore si sofferma sull'importanza del sorriso per chi assiste e per chi è assistito. In un altro propone tra il serio e il faceto un corso di formazione sulle risorse umane per i caregiver non in grado di scegliere la collaboratrice adatta. A ben guardare, il problema è piuttosto serio, tenuto conto dei
casi di cronaca nera e rosa che hanno visto protagonisti anziani e badanti. Tolti gli episodi più efferati, non è nuova la notizia del
moltiplicarsi dei matrimoni tra i primi e le seconde, al punto da spingere il quotidiano
“La Stampa” a parlare di vero e proprio
boom. Nozze del genere destano spesso preoccupazione nei figli che temono per la sicurezza del proprio anziano genitore e anche per il loro patrimonio. Di qui l'importanza delle occasioni di conoscenza e incontro tra chi cerca un aiuto e chi lo presta, come si prefigge il libro
Anziani e badanti. Le differenti condizioni di chi è accudito e di chi accudisce, uscito a inizio di quest'anno per Franco Angeli. Il volume ha analizzato il fenomeno in Lombardia e si basa su 650 interviste ad altrettante assistenti familiari, interrogate anche sulle loro esigenze e sull'opinione che hanno del Welfare italiano. Dalle risposte e dai problemi ancora aperti di certo non solo nella regione del Nord si intuisce che
la rivoluzione robotica prospettata per l'assistenza alla persona sembra ancora
piuttosto lontana.
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