
Vola ancora la “Piccola ape furibonda” sui cieli di Milano: a un anno dalla scomparsa,
Alda Merini punzecchia e commuove più che mai i concittadini rimasti orfani dei suoi versi e della sua grande personalità. A ben guardare,
la poetessa dei Navigli non li ha mai abbandonati, come dimostrano le
molte manifestazioni che si sono susseguite nel capoluogo lombardo per celebrarla e che
continueranno anche nei prossimi giorni, in attesa dell'apertura della
casa-museo prevista
il 21 marzo del prossimo anno, in quella che sarebbe stata l'ottantesima “primavera” di Alda. Il luogo della memoria a lei dedicato si trova nella
ex Fornace di via Gola, poco lontano dal civico 47 di Ripa di Porta Ticinese, dove la poetessa ha vissuto dal 1954 fino al primo novembre di un anno fa, tolto il periodo trascorso nell'ospedale psichiatrico Paolo Pini.
L'annuncio è stato dato da Massimiliano Finazzer, l'assessore comunale alla Cultura, che ha così tenuto fede a una promessa fatta l'estate scorsa. Nella casa-museo verranno riprodotti gli angusti ma vitalissimi due locali abitati dalla poetessa, collocati accanto a una preesistente biblioteca, in una commistione che negli obiettivi dell'amministrazione milanese – come riporta il
Corriere della Sera - dovrebbe diventare “un atelier della parola per i giovani”.
Proprio a questi ultimi parlano spesso
i versi di Alda dotati di un'immediatezza e una passionalità che non l'hanno mai fatta davvero invecchiare. Di certo riderà con loro mentre si soffermeranno a leggere le scritte che ne affollavano la vera casa, fotografate e trasformate in scenografie per tutti i suoi oggetti trasferiti nel museo. E se qualche ragazzo (anche solo nel cuore!) innamorato dovesse farle visita
giusto il 21 marzo, nel primo giorno di primavera cui Alda ha dedicato una celebre poesia cantata anche da
Milva, c'è da scommettere che una brezza calda l'accompagnerà per tutta la visita, anche se fuori dovesse ancora piovere.
Da parte nostra, ancora grazie, ovunque tu stia volando adesso.