
Bisognerebbe avere
il coraggio di guardarsi nello specchio, a lungo e senza timore. Superato lo shock per la prima impressione,
il nostro corpo ci direbbe molte cose, su chi siamo oggi, su chi eravamo e forse su chi potremmo diventare, un giorno. Non in tutte le fasi della vita, però, si possiede questa
capacità di accettare la nostra immagine, la nostra fisicità:
l'adolescenza e la vecchiaia sono i due momenti in cui più del solito ci mettiamo in discussione. A scriverlo, è
Luciana Quaia nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area
Magazine, settore
Psicologia.
La nostra esperta ripercorre
le fasi storiche che hanno portato la società contemporanea a dare un
rilievo centrale al corpo, in tutti gli ambiti dell'espressione umana, dalla medicina, all'arte fino alla pubblicità. Man mano che i costumi si sono fatti meno repressivi, osserva, si è affermata
una visione “oggettivata” della nostra fisicità, con l'implicito obbligo di essere tutti in forma e prestanti, indipendentemente dalla nostra età anagrafica. Ovviamente, considera la nostra psicologa, è impossibile rispondere alla perfezione al
modello dominante: per questo, per esempio, molti di noi, a inizio estate, si sono
angosciati alla prospettiva della “prova costume”. Per fortuna, è possibile
liberarsi del senso di frustrazione inevitabile:
per scoprire come, leggete l'articolo e rifletteteci su. Alla peggio, in questi ultimo scampolo d'estate, abbronzati e riposati come sarete, facciamo una
boccaccia allo specchio e pensiamo che tra breve saremo costretti a ricoprirci di nuovo. Forse, ci prenderà una
“Illogica allegria”, come cantava
Giorgio Gaber, e scenderemo in spiaggia con un leggerissimo pareo o direttamente in boxer...
Buona continuazione di vacanze, amici!
Leggi l'articolo di Luciana Quaia