
In
vacanza capita spesso di fermarsi a guardare
il paesaggio dal punto panoramico della località che stiamo visitando. Proviamo a fare un test con gli amici che si sono affacciati con noi: tolti gli elementi più importanti, quasi certamente non avremo notato tutti le stesse cose.
L'osservazione, infatti, è fortemente
condizionata dal nostro modo di essere: addirittura c'è chi teorizza che il paesaggio, in sé, non esista, bensì sia frutto della nostr
a soggettività. Dell'affascinante argomento parla
Paolo Ferrario nell'articolo che pubblichiamo oggi nell'area
Magazine, settore
Socialità.
Il nostro esperto si sofferma sul significato dello “stare a guardare” come stimolo per imparare a riconoscere i segni del tempo su ciò che ci circonda. Magari, potremmo ravvisare le tracce del vecchio borgo originario nascosto tra i palazzoni tirati su negli
anni Settanta, oppure potremmo considerare esteticamente interessante persino un'area industriale dismessa e riadattata ad altro scopo. Il paesaggio, in definitiva, parla dell'uomo e della sua
storia: prestargli attenzione nei momenti di relax potrebbe aiutarci anche a riconsiderare in maniera differente quello che vediamo tutti i giorni sotto casa nostra.
A voi piace osservare l'ambiente che vi circonda? Che sensazione vi dà accorgervi dei cambiamenti che lo attraversano? Diteci la vostra e... buona osservazione!
Leggi l'articolo di Paolo Ferrario