Anziani e città: che cosa hanno a che fare gli uni con le altre? Lo chiarisce
l'Organizzazione mondiale della Sanità, che prefigura per i prossimi quarant'anni un forte incremento nel numero degli
over sessanta che risiederanno nei centri urbani. Già dal 2008, infatti, nel mondo c'è stato il sorpasso della città sulla campagna come luogo di vita della maggioranza della popolazione: quest'ultima, nel giro di pochi decenni, è destinata a invecchiare sempre di più, di qui l'idea promossa dall'Oms di dar vita a una
Rete delle città amiche degli anziani. Ufficialmente la campagna è partita nel 2006 con il nome di
Age-friendly cities, ma fino alla fine di giugno si è lavorato per individuare il maggior numero possibile di caratteristiche che rendano una città veramente amica degli anziani, analizzando l'offerta di servizi e iniziative di trentatré città diverse. L'indagine ha confermato che alla terza età interessano soprattutto
trasporti pubblici e servizi sanitari efficienti,
alloggi dignitosi e spazi all'aperto realmente accessibili. A questo punto la palla torna alle città, a quelle che hanno partecipato alla fase sperimentale, ma soprattutto a quelle che aspirino a farsi giudicare “amiche degli anziani”. Perché ciò accada, bisogna
rispettare tutti i punti stilati dall'Oms:
New York è stata la prima metropoli a ottenere il riconoscimento, ma la richiesta può essere avanzata anche dai centri più piccoli. A voi chiediamo: pensate che
il Comune in cui vivete potrebbe
aspirare al titolo mondiale? Che cosa dovrebbe fare per
diventare davvero “age-friendly”? Diteci la vostra, vi aspettiamo.