
Siete anche voi dell'idea che
la qualità conti più della quantità? Voi direte: dipende, ed è comprensibile. Diciamo che nei paesi occidentali in cui il benessere è piuttosto diffuso, nonostante la crisi di questi ultimi anni, vale ancora il detto “il troppo stroppia”. Ne sono convinti per esempio tutti quegli imprenditori che, rispetto a ciò che producono, sembrano più interessati al
“come” piuttosto che al “quanto”. Chi ha scelto questa strada privilegia
il “Piq”, che sta per
“Prodotto interno di qualità”, anziché il Pil, l'indice con cui normalmente si misura la ricchezza di una nazione. Nato di recente, il Piq è stato promosso dalla
Fondazione Symbola, insieme con l'università Cattolica di Milano e le principali associazioni dell'imprenditoria italiana. Il concetto di fondo è trovare un sistema più appropriato per giudicare il valore dei beni prodotti, che vada però oltre il parametro della
“felicità”, troppo “scivoloso”, secondo la definizione che ne dà il giornalista
Antonio Cianciullo nell'articolo de
La Repubblica da cui abbiamo tratto questa notizia.
In fondo,
l'avevamo detto anche noi in un post qualche mese fa: i soldi non danno la felicità... però aiutano! Secondo il “Piq”, infatti, l'importante è
produrre in modo sensato, nel rispetto dell'ambiente e del bene comune. La Fondazione si è messa al lavoro per stilare una
classifica della ricchezza nazionale basata
sul nuovo indice, con il non secondario obiettivo di offrire un'alternativa per uscire davvero dalla crisi. Forse, sostengono i promotori, non serve produrre di più ma farlo meglio.
Voi che cosa pensate? In genere preferite la qualità o la quantità? Diteci la vostra, vi aspettiamo.